Giro d’Italia 2022: percorso, tappe e altimetrie

Edizione numero 105, da Budapest a Verona, con 21 frazioni che promettono attacchi e spettacolo

Sembra presto, ma c’è già una data da segnare sul calendario. Il 6 maggio 2022 partirà il 105° Giro d’Italia: da Budapest a Verona fino al 26 maggio, per 3 settimane di spettacolo e fatica che assegneranno la maglia rosa detenuta da Egan Bernal. Previste 7 tappe per velocisti, 6 di media montagna, 6 di alta montagna (4 con arrivo in salita) e 2 tappe a cronometro (26 km complessivi, mai così pochi negli ultimi 60 anni), per un totale di 3410 km da percorrere. Si tratta della 14° partenza dall’estero per la corsa rosa, e proprio dalla capitale ungherese prenderà il via la tappa che deciderà chi sarà il primo ad indossare il simbolo del primato. La maglia rosa sarà infatti assegnata a Visegrad, dopo un insidiosissimo arrivo che darà possibilità di successo a tante tipologie diverse di corridori. Si tornerà poi al centro di Budapest, dove è prevista una cronometro individuale di 9 km, anche stavolta con un finale in salita. La tre giorni ungherese si concluderà con la prima tappa per velocisti puri, a Balatonfured.

Il ritorno in Italia

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Il primo giorno di riposo servirà a tornare in Italia, ma soprattutto a ricaricare le batterie: perché si va in Sicilia e si riparte col botto. L’arrivo della 4° tappa è sull’Etna, e non è l’unica difficoltà della prima settimana, che alternerà tappe per velocisti (Scalea, Messina) a frazioni molto impegnative come quella di Potenza, fino al tappone di domenica 15 maggio. Doppia scalata al Blockhaus e grande opportunità di fare distacchi per i corridori. Il Giro d’Italia 2022 sarà caratterizzato da tantissime tappe dalla difficile interpretazione, che aprono ad attacchi da lontano e permettono quindi diverse chiavi di lettura da parte del gruppo. Nella seconda settimana bisognerà fare molta attenzione a tappe come quelle di Jesi e Torino, in cui può succedere davvero di tutto.

Le grandi salite

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Se si parla di possibili attacchi da lontano, la 15° tappa non può che stuzzicare l’appetito degli scalatori più combattivi. L’arrivo di Cogne, caratterizzato da una salita lunga e pedalabile, arriva dopo due ascese molto dure come Pila-Les Fleurs e Verrogne. Una soluzione sperimentata molto spesso dalla corsa rosa, quella di posizionare le salite più dure prima di un arrivo più morbido: del resto la coppia Mortirolo-Aprica, e lo spettacolo che regala sempre, insegna. Proprio ad Aprica arriverà la 16° tappa, ma stavolta con un percorso diverso: il Mortirolo c’è anche stavolta, ma il piatto forte della giornata sarà il Santa Cristina, prima della picchiata verso il traguardo. Si tratta della tappa col maggior dislivello: 5440 metri.

Il gran finale

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Sempre parlano di tentativi da lontano, la 17° tappa è pane per i denti di chi ha voglia di spettacolo. Prima il Passo del Vetriolo, poi il Monte Rovere con un ultimo tratto all’11% medio con picchi del 15. Gli scalatori avranno ancora 2 tappe a disposizione, la terzultima, con l’arrivo al Santuario di Castelmonte, e poi la tappa regina del Giro d’Italia: Belluno-Marmolada, con arrivo in cima al Fedaia, salita che più volte ha fatto sfracelli nella storia della corsa rosa. Prima il Passo San Pellegrino, poi il Pordoi (che sarà anche Cima Coppi, coi suoi 2239 metri) e infine il Fedaia. Il Giro si concluderà con la seconda cronometro, quella di Verona: 17 km con la salita delle Torricelle in mezzo. Questo il percorso completo:

1ª tappa, Budapest – Visegrád, 195 km

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Tappa lievemente ondulata attraverso la pianura a nord della capitale fino a costeggiare il confine slovacco segnato dal Danubio, presenza imponente e costante in questa zona. Si toccano alcune località di prestigio come Székesfehérvár ed Esztergom con la sua imponente basilica. Finale impegnativo una volta lasciata la riva del Danubio. Dal centro di Visegrád si sale per circa 5 km al 5% fino al castello reale dove verrà assegnata la prima Maglia Rosa al termine di una volata sempre più ristretta.

2ª tappa, Budapest – Budapest (cronometro individuale), 9.2 km

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Crono interamente cittadina che cuce la capitale ungherese da Pest fino al centro storico di Buda. Partenza dalla piazza degli Eroi per puntare diritti verso il Danubio che separa le due anime della città. Una serie di svolte costella il percorso fino a raggiungere il lungo-fiume e sfilare davanti al Parlamento neogotico prima di attraversare il Danubio e percorrere la riva parallela. Lasciato il fiume inizia lo strappo conclusivo (punte al 14% nella prima parte) che, in parte in pavé, porta alla piazza di Buda dove è posto l’arrivo.

3ª tappa, Kaposvár – Balatonfüred, 201 km

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Tappa del Lago Balaton, il mare d’Ungheria. Dopo una prima parte in cui attraverso lievi ondulazioni ci si avvicina al lago, si raggiungono Nagykanizsa e poi Hévíz con il suo lago termale e da lì si percorre la regione del Balaton. Il paesaggio è chiamato la Provenza d’Ungheria e presenta saliscendi di origine vulcanica che caratterizzano il percorso in quella parte. Ultimi 50 km lungo la costa con la sola brevissima asperità dell’Abbazia di Tihany. Finale quasi senza curve per la prima volata di gruppo compatto.

4ª tappa, Avola – Etna (Rif. Sapienza), 166 km

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Tappa nell’entroterra siciliano con arrivo in salita. Da Avola si tocca il centro del Barocco Siciliano a Noto per toccare le zone di Pantalica e Vizzini nell’avvicinamento al vulcano. La salita finale, che si conclude al rifugio Sapienza come in altre occasioni, affronta un percorso inedito a modo suo. Si approccia la salita da Ragalna (come 2018), per spostarsi sul versante classico di Nicolosi (come 2011) per gli ultimi 14 km.

5ª tappa, Catania – Messina, 172 km

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Tappa classica del Giro in Sicilia. Da Catania fino a Messina partendo dalla costa orientale per portarsi tramite Portella Mandrazzi e le sue dolci pendenze, sulla costa settentrionale dove si toccano località come Villafranca Tirrena, Ganzirri con l’enorme Pilone dello Stretto del vecchio elettrodotto. Una tappa per velocisti che presumibilmente vedrà una volata di gruppo compatto al termine.

6ª tappa, Palmi – Scalea (Riviera dei Cedri), 192 km

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Tappa leggermente ondulata ancora una volta probabilmente da concludersi con una volata. Dopo una prima parte leggermente accidentata tra Mileto, Vibo Valentia e Pizzo, la corsa segue la costa Tirrena della Calabria con i suoi brevi saliscendi. Finale che si preannuncia velocissimo per il gruppo compatto.

7ª tappa, Diamante – Potenza 198 km

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Tappa molto mossa attraverso le montagne calabro-lucane con un dislivello complessivo degno di una tappa Dolomitica. L’avvio lungo il mare costituisce l’unica parte pianeggiante o quasi. Dopo Maratea la sequenza di asperità, più o meno impegnative, è ininterrotta. Si scala il passo della Colla che porta a Lauria dove si affronta il Monte Sirino, vecchia conoscenza del Giro che lo ritrova dopo 23 anni. Dopo l’attraversamento di Viggiano si scala la Montagna grande di Viggiano, salita inedita molto impegnativa per giungere a Potenza dopo l’ultima salita della Sellata.

8ª tappa, Napoli – Napoli (Procida Capitale Italiana della Cultura) 149 km

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Tappa breve e intensa tutta tra il capoluogo campano e la penisola flegrea. Da Napoli la corsa si porta a Bacoli e inizia un circuito impegnativo di circa 19 km tra Bacoli e Monte di Procida da percorrere cinque volte. Al termine dell’ultima tornata si rientra a Napoli dove sul lungomare di via Caracciolo, dove verrà aggiudicato l’arrivo, si presenterà probabilmente un gruppo ridotto per la volata finale.

9ª tappa, Isernia – Blockhaus, 187 km

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Tappone appenninico di alta montagna. Percorso all’insù fin dai primi chilometri da Isernia verso Rionero Sannitico. Si sfiora soltanto lo storico Macerone per poi raggiungere il primo scollinamento a Roccaraso. Fino a Guardiagrele, che viene solo sfiorata, si percorre l’unico tratto abbastanza tranquillo e prevalentemente a scendere. Inizia quindi la doppia scalata al Blockhaus. Da Pretoro si raggiunge Passo Lanciano per poi scendere a Lettomanoppello e, dopo aver contornato la base della Majella, salire all’arrivo da Roccamorice come nel 2017, con il finale con pendenze in doppia cifra lungo la serie finale di tornanti.

10ª tappa, Pescara – Jesi 194 km

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Tappa mista con la prima parte pianeggiante e costiera e la seconda ondulata lungo i Muri della zona di Jesi. Dopo Civitanova Marche, infatti, non ci sono evidenti tratti di riposo. Si scalano Civitanova Alta, Sant’Ignazio di Montelupone, Recanati, Filottrano, Santa Maria Nova e Monsano. Tutte salite impegnative, con alcuni tratti molto ripidi, che porteranno a Jesi un gruppetto selezionato per lo sprint finale.

11ª tappa, Santarcangelo di Romagna – Reggio Emilia 201 km

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Tappa completamente pianeggiante che assieme alla terza è la più lunga del Giro. Dalla partenza fino a Bologna si percorre la via consolare Emilia praticamente sempre diritta attraverso la pianura emiliana. Dopo Bologna la tappa tocca alcune delle località del cratere del terremoto del 2012: San Giovanni in Persiceto, Crevalcore, Camposanto, Carpi e Correggio. Il percorso sfila lungo strade rettilinee e pianeggianti fino a raggiungere Reggio Emilia per la volata che si preannuncia a ranghi compatti.

12ª tappa, Parma – Genova 186 km

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Tappa di media montagna adatta alle fughe. Prima parte in costante ascesa fino a entrare in Liguria dal passo del Bocco. Veloce discesa su Chiavari e una volta raggiunta la costa iniziano le difficoltà altimetriche maggiori con Ruta affrontata questa volta dal versante di Chiesa Vecchia e soprattutto del Monte Becco, salita inedita molto impegnativa, che collegandosi al Monte Fasce sfoltirà parecchio il gruppetto che si presenterà a Genova per disputarsi la vittoria.

13ª tappa, Sanremo – Cuneo 157 km

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Tappa relativamente breve e di media difficoltà. Si percorre in senso inverso quella che è stata la Sanremo estiva del 2020. Da Sanremo si tocca Imperia per salire al Colle di Nava e giunti a Ceva virare verso Cuneo. Si toccano dopo diverse stagioni alcuni luoghi simbolo del Giro nella zona come il Santuario di Vicoforte e Mondovì. Finale veloce lungo la piana cuneese per giungere alla volata conclusiva.

14ª tappa, Santena – Torino 153 km

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Tappa breve e molto intensa senza un momento di respiro. Il dislivello complessivo, se rapportato ai chilometri percorsi, è quello di un tappone alpino. I primi dieci chilometri pianeggianti da Santena fino a Chieri sono gli unici senza salita o discesa. Si percorre infatti per due volte e mezza un circuito che prevede la salita al Colle della Maddalena e dopo Moncalieri lo strappo di Santa Brigida. Si passa sulla linea del traguardo alla Gran Madre e si scala la salita di Superga per giungere nuovamente ai piedi della Maddalena e ricominciare. Nel complesso si scaleranno due volte Superga e tre volte la Maddalena e Santa Brigida per un finale molto intenso.

15ª tappa, Rivarolo Canavese – Cogne 177 km

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Tappone tipico delle Alpi occidentali con salite molto lunghe anche se senza eccessive pendenze. Partenza da Rivarolo Canavese e avvicinamento classico lungo la Dora Baltea per entrare nella Vallée fino a raggiungere il capoluogo. Si scalano quindi in rapida successione Pila fino a Les Fleurs, salita che ritrova il Giro dopo un’assenza di trent’anni, Verrogne (già scalato nel 2019) e Cogne per concludere nel Parco Nazionale del Gran Paradiso che compie 100 anni. Oltre 46 km degli ultimi 80 saranno tutti in salita.

16ª tappa, Salò – Aprica (Sforzato Wine Stage) 200 km

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Tappa classica della Valtellina con una sequenza di salite alcune delle quali riscoperte dopo molti anni. Partenza da Salò per portarsi dentro la val Sabbia e dopo Bagolino scalare il Goletto di Cadino (ultimo passaggio nel 1998 in occasione della cavalcata vittoriosa di Pantani a Montecampione). Risalita la Val Camonica si scala il Mortirolo da Monno (come nel 2017) per scendere a Grosio e percorrere le strade del vino Sforzato cui è dedicata la tappa scalando Teglio (località che dà il nome alla vallata) e quindi giungere ad Aprica attraverso il Valico di Santa Cristina su cui l’ultimo passaggio fu nel 1999.

17ª tappa, Ponte di Legno – Lavarone 165 km

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Tappa di montagna divisa in due parti. Partenza all’insù verso il Passo del Tonale seguita da un tratto di oltre 70 km sempre sostanzialmente in discesa. Dopo l’attraversamento dell’Adige si scala la salita di Palù di Giovo (feudo dei Moser), passando dalla Valle dei Mocheni per raggiungere Pergine Valsugana e il finale che da solo merita tutte le stellette di difficoltà della tappa. Dopo Pergine si scala il Passo del Vetriolo da un versante inedito e la salita del Menador con i suoi tornanti stretti e le gallerie tipiche delle strade intagliate nella roccia per ragioni belliche (si chiamava Kaiserjägerweg). Scollinato il GPM di Monte Rovere pochissimi chilometri ondulati porteranno un gruppetto molto ridotto all’arrivo.

18ª tappa, Borgo Valsugana – Treviso 146 km

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Ultima volata di gruppo compatto del Giro 2022. Prima parte leggermente ondulata con le storiche Scale di Primolano per accedere alla valle del Piave e poi attraversare la zona di produzione del Prosecco tra Valdobbiadene e Refrontolo. Ultima asperità il breve Muro di Ca’ del Poggio per giungere alla piana trevigiana e affrontare il circuito finale prima della volata finale.

19ª tappa, Marano Lagunare – Santuario di Castelmonte 178 km

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Tappa di media montagna con insidie, arrivo in salita e sconfinamento. Partenza da Marano Lagunare per risalire tutta la bassa fino alle colline moreniche udinesi tra Fagagna e Majano. Attraversata Buja si raggiungono le prealpi Giulie con le Grotte di Villanova seguite dal Passo di Tanamea. Ingresso in Slovenia dal valico di Uccea che porta direttamente a Kobarid (notissima in Italia con il nome di Caporetto). Inizia lì una delle salite inedite del Giro 2022: il Monte Kolovrat, 10 km praticamente al 10% (la pendenza si abbassa per un piccolo pianerottolo a metà salita). Lungo falsopiano a scendere per il rientro in Italia e da Cividale del Friuli si attacca la salita che porta al Santuario di Castelmonte che sovrasta il cividalese da quasi 1000 anni.

20ª tappa, Belluno – Marmolada (Passo Fedaia) 167 km

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Classico tappone dolomitico: l’ultimo arrivo in salita del Giro d’Italia 2022. Partenza da Belluno con una breve digressione lungo la valle del Piave tra Sedico, Santa Giustina e la Certosa di Vedana. Si entra quindi nella valle del Cordevole che si risale attraverso Agordo e Cencenighe. Inizia lì il trittico di salite finale con il Passo di San Pellegrino (pendenze oltre il 15% dopo Falcade) seguito dal Passo Pordoi (Cima Coppi 2022) e infine dal Passo Fedaia con il famoso drittone di Malga Ciapela che sempre sopra il 10% raggiunge pendenze del 18%. Non si percorrono i Serrai di Sottoguda la cui strada è stata cancellata dalla tempesta Vaia di cui la tappa tocca molti luoghi simbolo. Dopo 14 anni la Marmolada è nuovamente sede di arrivo.

21ª tappa, Verona (Cronometro delle Colline Veronesi) – Tissot ITT 17,1 km

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Frazione a cronometro sul Circuito delle Torricelle (dei Mondiali) percorso in senso antiorario. Prima parte per vialoni rettilinei e molto larghi. Poi salita attorno al 5% con alcuni “scalini” e con carreggiata un po’ più stretta. Dopo GPM e cronometraggio intermedio in vetta alla salita seguono 4 km di discesa veloci. Ultimi 3 km lungo le vie cittadine con alcune curve impegnative. Arrivo in Piazza Bra e nell’Arena di Verona.

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Giro d’Italia 2022: percorso, tappe e altimetrie

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