Fenomeno Kipchoge, vince anche la maratona di Tokyo: 2h02’40”

Il 37enne keniano due volte oro olimpico conquista la quarta Major della carriera: gli mancano Boston e New York. Di 16 gare sui 42 km ne ha fatte sue 14. Donne: grande Kosgei, 2h16’02”

Imbattibile Eliud Kipchoge: il 37enne keniano due volte campione olimpico domina la maratona di Tokyo in uno sfavillante 2h02’40”. E allarga ulteriormente i confini del proprio regno. Dopo aver conquistato quattro volte Londra, tre volte Berlino e una Chicago, eccolo far sua una quarta Major (come solo Wilson Kipsang). All’appello, del circuito delle grandi classiche, ne mancano due: Boston e New York. Intanto, Tokyo. Sette mesi dopo Sapporo, là dove si svolse la gara a cinque cerchi, mille km più a Nord rispetto alla capitale giapponese e al resto dei Giochi, per una criticata e criticabile decisione degli organizzatori che vollero evitare il caldo-umido di quei giorni. Eliud compie così una missione: Tokyo doveva essere e Tokyo, adesso, è. C’è ancora qualcuno che può pensare che non sia il più grande maratoneta della storia? Senza contare le due non ufficiali (Monza e Vienna, dov’è diventato il primo uomo ad abbattere il muro delle due ore), il suo bilancio sui 42 km ora dice di 14 successi su 16 prove.

Il copione

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Quella di Kipchoge è la solita gara tutta testa e talento. La concorrenza è di gran valore, ma la selezione spietata. Quando intorno al 25° km, già persi per stradi i vari Shura Kitata e Jonathan Korir, l’etiope Mosinet Gerimew – uno dei più accreditati – si fa da parte, in testa restano in tre: insieme al numero uno, il connazionale Amos Kipruto, bronzo mondiale in carica e un personale di 2h03’30” e l’altro etiope Tamirat Tola, argento iridato 2017 e lo scorso anno capace di un 2h03’39”. Tola alza bandiera bianca intorno al 29° km, Kipruto verso il 36°. Eliud, non una goccia di sudore, col solito, meraviglioso incedere, è regale. E pressoché un metronomo. I parziali sui 5 km parlano chiaro: 14’17” (con cappello di lana fino al 4° km per fronteggiare i 10 gradi della mattinata nipponica), 14’20”, 14’39” (anche perché l’auto elettrica in testa al gruppo, inaudito, imbocca una curva nella direzione sbagliata a fa perdere ai battistrada circa 10”), 14’37”, 14’33”, 14’25”, 14’39” e 14’33” (con passaggio alla mezza in 1h01’03”). L’allievo di Patrick Sang, negli ultimi km, come nelle tante giornate di grazia, pare addirittura sorridere. Solo tre volte s’è corso più forte: due portano la firma di Kipchoge (con il 2h01’39” del record del mondo di Berlino 2018 e con il 2h02’37” di Londra 2019) ed una di Kenenisa Bekele (con il 2h01’41” di Berlino 2019). Il primato della gara apparteneva allo stesso Kipsang con 2h03’58”.

Gli altri

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Kipruto si supera a sua volta: l’atleta della scuderia del manager trentino Gianni Demadonna è secondo in 2h03’13”. Terzo è Tola in 2h04’14”, quarto Kengo Suzuki, il primo degli uomini di casa, in 2h05’28”. In 22, addirittura (15 giapponesi!) finiscono sotto le 2h09’ (il record spetta alla maratona di Lake Biwa 2020, sempre in Giappone, con 24). Ma intanto gli appassionati statunitensi già sognano: potrebbero vedere Eliud in azione ai Mondiali di Eugene di luglio e, se davvero inseguirà l’en-plein delle classiche, a New York in novembre e a Boston nell’aprile 2023. “Sono molto felice – si limita a dire lui per ora – per aver vinto a Tokyo dopo l’Olimpiade e per aver conquistato la quarta Major”. Non da meno è la gara femminile: la 29enne keniana Brigid Kosgei, argento olimpico a sua volta gestita da un manager italiano, il bresciano Federico Rosa, vola in 2h16’02”. Meglio, nella storia, han fatto solo ella stessa, col primato del mondo di Chicago 2019 (2h14’04”) e la britannica Paula Radcliffe (2h15’25”). Alle sue spalle le etiopi Ashete Bekere (2h17’58”) e Gotytom Gebreslase (2h18’18” alla seconda esperienza sulla distanza). Anche in questo caso il primato della gara è abbattuto: l’israeliana (del Kenya) Lonah Chemtai Salpeter lo deteneva con 2h17’45

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Fenomeno Kipchoge, vince anche la maratona di Tokyo: 2h02’40”

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