Belanov, dal Pallone d’Oro al campo di battaglia per difendere la sua Ucraina

L’ex centravanti dell’Urss conquistò il premio di France Football nel 1986, succedendo a Platini. Dopo una lunga carriera nella Dinamo Kiev e il mancato approdo in Serie A, oggi combatte come tanti altri sportivi per liberare la sua patria dagli invasori

Massimo Oriani
@massimooriani

“Gloria all’Ucraina! Gloria agli eroi!”. E’ il motto ufficiale della Nazionale gialloblù, contestato dai russi quando ancora la guerra era “un’affare privato” tra le due nazioni, un conflitto limitato ai confini della Crimea che il mondo ignorava.

In questi giorni abbiamo visto più di uno sportivo o ex atleta professionista imbracciare il fucile e combattere l’invasore. Tra questi, anche un vincitore del Pallone d’Oro, Igor Belanov. Lo conquistò nel 1986, succedendo a Michel Platini e precedendo Ruud Gullit.

Arrivò davanti a Gary Lineker ed Emilio Butragueno, rappresentando la nazione che oggi cerca di sterminare il suo popolo, quell’Unione Sovietica che ancora si aggrappava a un muro che pure dava ampi segni di sgretolamento. All’epoca il premio di France Football era riservato a giocatori europei, quindi Diego Maradona, fresco campione del Mondo con l’Argentina, non poteva vincerlo. Ma la concorrenza era comunque agguerrita: da Marco Van Basten, allora ancora all’Ajax, agli stessi Platini e Gullit.

E poi quell’Helmuth Duckadam che parò 4 rigori in finale di Coppa Campioni regalando il trionfo alla Steaua Bucarest sul Barcellona di Bernd Schuster. Ma ad alzare il più prestigioso riconoscimento individuale fu proprio l’attaccante nato a Odessa nel 1960, che mosse i primi passi nel Chornomorets prima di passare, nel 1985, alla Dinamo Kiev del Colonnello Lobanovski, lo “scopritore” di Andriy Shevchenko.

titolo sovietico

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Con la Dinamo Belanov vinse il campionato sovietico piazzandosi al secondo posto nella classifica marcatori con 10 reti, guidando invece con 5 quella di Coppa delle Coppe, vinta in finale 3-0 sull’Atletico Madrid (a segno anche il poi juventino Zavarov e un’altra leggenda del calcio dell’Urss, Oleg Blokhin, pure lui ucraino).

Al Mondiale 1986 Belanov giocò solo saltuariamente e la sua Nazionale, che pure poteva contare su Aleinikov (pure lui sbarcato poi in Serie A con Juve e Lecce), Protasov e Blokhin, dopo aver vinto il girone, uscì negli ottavi col Belgio di Pfaff, Scifo e Ceulemans, battuta 4-3 ai supplementari. La tripletta di Belanov lasciò però il segno nei votanti per il Pallone d’Oro. Quando lo vinse, l’attaccante ucraino ammise onestamente: “So che questo premio è dovuto ai risultati della Dinamo Kiev più che quanto fatto da me a livello individuale. Penso che l’avrebbe meritato di più Zavarov”. Invece lo vinse lui, terzo sovietico a riuscirci dopo Lev Yashin (1963) e Blokhin (1975).

la serie a sfumata

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La sua carriera dopo la vittoria parigina assunse una parabola discendente. Giocò l’Europeo 1988, era in campo in quell’Olanda-Urss passata alla storia per uno dei gol più belli della storia del calcio, la conclusione al volo di Van Basten. Pochi ricordano però che Belanov, sull’1-0 per l’Olanda (gol di Gullit) si fece parare il rigore del possibile pareggio da Van Breukelen. Igor avrebbe poi dovuto arrivare in Italia: aveva già raggiunto un accordo col Genoa, che lo avrebbe dato in prestito all’Atalanta di Mondonico.

Ma si di mezzo il Cremlino, con una regola che impediva ai giocatori sotto i 29 anni di giocare all’estero. Appuntamento rimandato quindi al compimento del 29° compleanno, quando firmò col Borussia Monchengladbach. Avventura che finì però malissimo: venne denunciato perché trovato in possesso di vestiti rubati e licenziato dai tedeschi. Chiuse quindi la carriera con l’Eintracht Braunschweig e in patria, ora l’indipendente Ucraina, con il suo primo club, il Chornomorets e infine con l’Azovetz Mariupol.

in battaglia

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Negli ultimi tempi Belanov viveva a Odessa, dove aveva aperto una scuola calcio. Ora, come tanti suoi connazionali, lotta non per battere difensori e portiere avversari, ma per fermare l’eccidio russo ai danni del suo popolo. A 61 anni si è fatto fotografare col fucile in spalla, più fiero di quell’arma che suo malgrado deve imbracciare di quanto non lo sia mai stato per il Pallone d’Oro. “Ho giocato con orgoglio per l’Unione Sovietica e sono sconvolto da questa guerra” ha detto Belanov.

“Pace all’Ucraina e gloria a tutti quelli che si oppongono agli invasori, venuti a distruggere la nostra terra e il nostro popolo libero ed eroico. Tutto questo e molto di più caratterizza i nostri soldati delle forze armate dell’Ucraina – ha proseguito Igor -. Noi siamo con voi! Pace all’Ucraina, e Gloria a tutti coloro che affrontano gli occupanti che coraggiosamente sono venuti a distruggere la nostra terra e il nostro libero, eroico popolo! Credendo nella nostra rapida vittoria! Gloria all’Ucraina”.

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Belanov, dal Pallone d’Oro al campo di battaglia per difendere la sua Ucraina

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