Strade Bianche, torna la magia. Pogacar si esalta: “La mia preferita”

Domani a Siena uno spettacolo che incanta. I corridori la votano come 6° Monumento. L’iridato Alaphilippe: “Qualcosa di unico”

Erano i pionieri del terzo millennio, adesso sono diventati i gladiatori che adorano gettarsi lungo quei 63 chilometri di strade bianche in una delle zone più affascinanti del mondo. Nell’era della tecnologia più esasperata, tra cambi elettronici wireless, gomme tubeless e telai delle biciclette che, dopo l’ok al computer, escono direttamente dalla stampante 3D per la prima prova, i corridori amano la polvere che secca la gola o il fango attorno agli occhi. Strade Bianche non è una corsa che si deve fare perché imposta dalle regole: è una missione che non deve mancare per sentirsi corridori veri. Nell’animo.

Storia e fatica

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Nel 2007, la prima edizione, c’era in gruppo Gilberto Simoni, il due volte vincitore del Giro che, a fine carriera, si era dato alla mountain bike. Così spiegava l’emozione: “È come nel fuoristrada, devi fare affidamento solo su te stesso. Uno contro tutti”. E a seguirli in auto Fiorenzo Magni, che sullo sterrato costruì la sua leggenda: “Questa è una gara da corridori veri”, sentenziò il Leone delle Fiandre. Domani ritorna la magia di Siena e della Strade Bianche, una corsa unica: non è la replica di niente, non è una imitazione della Roubaix.

Partenza dalla Fortezza medicea e conclusione in Piazza del Campo: 63 km di sterrato per gli uomini, 31 per le donne. In mezzo, uno straordinario viaggio alla ricerca dei propri limiti. Monumento moderno alla fatica, storia e business, Rinascimento e gastronomia. Non è una corsa, è un’esperienza totale. Anche di più: è fusione di ambiente e festa popolare. Su queste strade, nel Rinascimento, l’Italia ha fatto conoscere la bellezza al mondo. Buonconvento, Montalcino, i vigneti, la Val d’Orcia, Pienza. Si corre tra la storia. E poi la Strade Bianche è diventata icona di un nuovo modo di intendere la bicicletta: turismo lento, sportivo e gastronomico, per riconquistare il tempo e le nostre radici.

Fuga regale

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Nell’edizione 2021 si è raggiunto il livello più alto: una fuga reale con la gioielleria del ciclismo mondiale. All’attacco, Pogacar, l’iridato Alaphilippe, Bernal, Van der Poel, Van Aert e Pidcock. Sull’ultimo durissimo strappo di Santa Caterina a Siena, Van der Poel stacca Alaphilippe e Bernal per uno dei successi più belli della carriera. Attenzione: è stato accompagnato da prestazioni tali (439 watt medi nei 60 km finali) da farla considerare un ciclocross su strada, per i picchi e l’intensità. Pronto a stupire ancora c’è lo sloveno Tadej Pogacar, che ai due Tour ha aggiunto Liegi e Lombardia e adesso va a caccia della Sanremo. Tadej, che in inverno si era fatto costruire una bici da cross da Ernesto Colnago, aggiunge: “Questa è stata la prima classica che ho fatto nel professionismo e la mia corsa di un giorno preferita. Lo sterrato va amato. Non è un segreto che sarebbe bello vincerla: siamo molto competitivi come squadra, considerando anche la presenza di Covi in grandissima forma e di Ulissi, prezioso per la sua esperienza”.

Il valore

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La corsa Rcs Sport/Gazzetta è stata votata più volte, negli ultimi anni, come migliore al mondo; l’Uci, la federciclo mondiale, la definisce “unique medieval event”, uno spettacolo medievale unico. E un altro prestigioso riconoscimento arriva dal sondaggio che i colleghi del quotidiano francese L’Equipe hanno fatto tra corridori e squadre WorldTour: ebbene, il 53% ha scelto la Strade Bianche come corsa che merita di diventare il sesto Monumento, dopo Sanremo, Fiandre, Roubaix, Liegi e Lombardia. Nessun’altra gara, dopo appena 15 edizioni, ha già ottenuto uno status così alto. Il francese Julian Alaphilippe, che l’ha vinta nel 2019 prima di trionfare alla Sanremo, allora disse: “Non c’è niente di simile nel calendario. In tanti mi avevano detto che avrei dovuto correrla, e adesso che l’ho vinta sono felicissimo. Questa corsa è davvero il sesto Monumento”. Sarà ancora in prima fila, con il britannico Pidcock, 21 anni, olimpionico di Mtb e iridato di cross, e poi c’è Valverde, che ha quasi il doppio degli anni. Più Fuglsang, Dumoulin, Bardet, Benoot. Gli italiani? Moscon, Battistella e Formolo. La prova femminile è un Mondiale: l’iridata Balsamo, Longo Borghini, Bastianelli, Cavalli, Bertizzolo e Guderzo, cioè l’Italia migliore, contro Van Vleuten, Vos, Ludwig e Niewiadoma.

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