Festival, la prima serata: ironia, ovazione per i Maneskin e il primo caso…

Termoscanner e battute, super Fiorello: “Sono la vostra terza dose”. Le parole della Muti sulla cannabis fanno subito discutere

Dal nostro inviato  Francesco Rizzo

È tornata la messa laica di Sanremo

E, quasi a sancire una delle principali novità dell’edizione 2022, la (opaca) co-conduttrice Ornella Muti è costretta a fermarsi dopo poche battute perché il pubblico, tornato in sala dopo un’edizione segnata dalla pandemia, reclama più voce. Insomma, come se il Festival fosse un concerto in piazza, un comizio improvvisato. È il bello della diretta, l’imprevisto che umanizza la gara, quasi un metaforico ritrovarsi in carne e ossa e ugole in una serata che comincia, del resto, con la commozione di Amadeus. E così, la sorpresa del rito ritrovato sembra più forte dei primi artisti in gara. Achille Lauro a torso nudo dopo aver fatto discutere in qualche edizione proprio per i suoi abiti – ma l’alone di scandalo sembra ormai opaco -, la voce black di Yuman che invita a vivere il qui e ora, Noemi e la sua lettera a se stessa. Anche se è indicativo che a scaldare davvero sia uno che Sanremo lo ha già vissuto sette volte più due da conduttore, quel Gianni Morandi che cavalca come un’onda Apri tutte le porte, scritta da Jovanotti. Canzone che ha in sé il paradosso di sembrare arrivare dal passato eppure suonare perfetta per i tempi. Non è il solo, Morandi, a scuotere il vecchio Ariston; c’è molta adrenalina anche in Ciao ciao de La Rappresentante di Lista (pezzo che merita di fare strada) e dove non arriva il presente ci pensa il passato. Amadeus, vestito da chauffeur, esce dall’Ariston e va a prendere i Måneskin, vincitori nel 2021, un anno fa “oggetto dello scandalo”, oggi con un biglietto in tasca per i Brit Awards della prossima settimana.

C’è anche Fiorello, naturalmente

Che scherza sul “mistero” del suo ritorno, si definisce “la vostra terza dose, il vostro booster”, con riferimento alla sua terza partecipazione consecutiva, si presenta con il rilevatore di temperatura brandito come una pistola, dice di sentirsi come Mattarella, “perché nemmeno lui voleva tornare, voleva andare a The Voice Senior”. Il solito Fiorello che trasforma il Festival in un one man show apparentemente anarchico, con tanto di bacio tra Amadeus e il direttore di Rai Uno Coletta. Rimane il jolly di Sanremo, almeno in attesa di Checco Zalone: il comico pugliese sarà questa sera la mina vagante. Paragoni in arrivo.

E intanto è già tempo di polemiche

Nella serata in cui c’è spazio pure per il ricordo di Tito Stagno, le nuvole ruotano intorno alla Muti e alla foto postata su Instagram lunedì dalla figlia Naike Rivelli, in cui entrambe indossano un ciondolo con l’immagine di foglie di marijuana. Ieri l’attrice si è difesa: “Credo che legalizzare le droghe leggere sia la cosa migliore: c’è tutto un giro pericoloso e si trovano cose ben più pesanti, meglio avere la possibilità di ottenere ricette”. La diva pop del nostro cinema appoggia in particolare l’utilizzo terapeutico della cannabis, “perché non sono riuscita a darla a mia madre, che ha avuto anni difficili prima di morire: ho dovuto rimpinzarla di psicofarmaci”. Ma è inevitabile che il pensiero torni alla creazione dell’associazione Ornella Muti Hemp Club: e, mentre il Comitato promotore del referendum per la cannabis legale omaggia l’attrice con dei fiori, ecco le accuse di conflitto di interessi. O peggio. “La droga è morte, sempre e comunque la combatterò”, tuona Matteo Salvini per la Lega, ritrovando Fratelli d’Italia dalla sua parte dopo lo strappo del Quirinale. Mentre da Forza Italia Maurizio Gasparri bolla come “autentiche sciocchezze” le parole della Muti e e ne chiede “l’esclusione immediata dal Festival”. Sullo sfondo torna anche il desiderio dell’attrice di ottenere la cittadinanza russa, come ribadisce in un’intervista alla Tass: “Fa parte della mia cultura, associata con mia madre. Lei è morta quest’anno e questo sarebbe un regalo per lei”. La nonna materna, infatti, era originaria di San Pietroburgo. Ma a preoccupare qualcuno in Rai erano state anche le parole sulla Russia, in un momento di tensioni internazionali (“Le discriminazioni contro i gay mi addolorano molto, credo che nessuno debba essere discriminato”). Ogni edizione, del resto, ha il suo mazzo di spine.

Sanremo, insomma, è sempre Sanremo?

Sì, perché – tra i suoi tempi fluviali e le sue liturgie – filtrano almeno alcune delle trasformazioni in corso. E perché, secondo tradizione nazionale, il Festival divide il Paese in mille rivoli, destinati a confluire in due grandi fiumi ideali: chi segue il Festival e chi lo disdegna. Che poi, è un modo di seguirlo. Intanto la carovana è tornata all’Ariston, con la terza gestione Amadeus, la gente di Sanremo che guarda con più fiducia al futuro, un giro d’affari stimato fra i 75 e gli 85 milioni di euro. L’edizione 2022 ruota intorno a Zalone, Fiorello e una infinita serie di ospiti ma anche a una co-conduttrice per ogni serata: stasera tocca all’attrice italo-senegalese Lorena Cesarini, domani a Drusilla Foer, per la quale tutti si affrettano a trovare un’etichetta, una definizione. Ma Drusilla, più semplicemente, suggerisce di non pensare che – per essere riconosciuto – tutto debba rientrare in una categoria condivisa. Ecco perché Sanremo non è un monolite abbandonato in un museo. E la stessa scelta degli artisti lo conferma, mettendo in evidenza la linea che attraversa il Festival 2022: da una parte le nuove leve, come Matteo Romano, classe 2002, scovato su TikTok, o Rkomi, 27enne, il cui Taxi Driver è stato l’album più venduto del 2021 oppure la coppia Mahmood-Blanco, che offrono la gemma della serata per sensualità, voce e corpo in Brividi. Dall’altra i veterani (non necessariamente nel modo di essere, anzi), come Morandi. O come Massimo Ranieri, che porta una canzone classicissima (ma rischiosa, purtroppo anche per la voce…) su chi affronta il mare in cerca di domani. Un totem da Festival d’altri tempi eppure, al tempo stesso, attuale (ci sono eternamente Americhe cui approdare), considerando un’edizione con artisti come Yuman, madre italiana, padre di Capo Verde. Sul mare di Sanremo prova a specchiarsi un po’ del Paese che cambia.

I veri rilevatori del suo successo, figli del web più che degli ascolti

Restano quelli dello share i primi numeri cui tutti guarderanno stamattina: nella passata edizione, il dato medio era stato di 8,4 milioni e il 46,5%, peggiorando quello del 2020 (quasi 10 milioni e 54,9%). Ma un anno fa, anche grazie a un fenomeno nato dai talent come i Måneskin – si sono avvicinati i giovanissimi, con una crescita di 6,4 punti di share sulla fascia 15-19 anni, di 2 punti sui 20-24enni e di 0,6 punti sui 25-34 anni. E nelle cinque giornate del Festival c’erano state quasi 30 milioni di interazioni social, il record di sempre, con un +51% sull’anno precedente. Insomma, altri segni di un mondo che cambia. Del resto, come dice Amadeus, “il Festival non può essere anacronistico rispetto alla radio, a YouTube e a Spotify”. Certo, poi i bookie danno per ultima Iva Zanicchi. Ma lei glissa: “Meglio che penultima, almeno mi si nota”.

La classifica della prima serata

È “Brividi” di Mahmood & Blanco il brano in testa alla classifica provvisoria dei primi 12 dei 25 pezzi in gara al Festival di Sanremo, secondo il giudizio della sala stampa. Al secondo posto “Ciao Ciao” de La rappresentante di lista. Terzo Dargen D’Amico con “Dove si balla”. Poi Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Noemi, Michele Bravi, Rkomi, Achille Lauro, Giusy Ferreri, Yuman, ultima provvisoriamente Ana Mena.

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