Barella ha riacceso l’Inter: il confronto con Inzaghi e sprint a tutto campo

L’azzurro ha recuperato idee e corsa parlando col tecnico. Ora dovrà gestire meglio le energie per la volata finale

Un problema di testa, nel senso più positivo del termine. Perché quando sei abituato a dare l’anima in campo, ad abbinare qualità e quantità come forse nessun altro nel campionato, un calo di rendimento è difficile da accettare. Se poi hai sempre fatto dell’autocritica e della grande professionalità i tuoi punti cardine da seguire, tutto diventa ancora più complesso. Nicolò Barella ha vissuto un periodo delicato, moralmente. Lo ha ammesso anche lui dopo la scintillante prestazione di venerdì sera contro la Salernitana: “Ci sono periodi in cui ti esce tutto e altri in cui non ti esce niente. Per me non era un periodo facile, ero dispiaciuto perché non riuscivo ad aiutare la squadra e questo mi pesava. Spero che ora quel periodo sia passato, perché quando non riesco ad aiutare la squadra mi innervosisco”. E il nervosismo, si sa, non porta mai a nulla di buono.

Confronto

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Nel recupero di Barella è stato fondamentale il lavoro di Simone Inzaghi e del suo staff, con cui Nicolò si è confrontato molto recentemente. Il tecnico ha fatto da psicologo, ma anche un po’ da fratello maggiore. Gli ha trasmesso tutta la fiducia di cui aveva bisogno, coccolandolo e rincuorandolo. E gli ha ricordato quanto sia importante per la squadra e per tutto l’ambiente: lo ha fatto per tutta la settimana, alla fine di ogni allenamento. Con colloqui individuali e motivazionali nel suo ufficio. In fondo lui è capitan futuro, il leader designato, l’uomo intorno a cui l’Inter vuole costruire una nuova dinastia. A confermare il retroscena è stato Farris, il vice di Inzaghi. “Barella tiene tantissimo alla maglia dell’Inter e ha sentito il peso di non riuscire a fare le prestazioni che sa fare. Posso parlare di un episodio in allenamento dove diceva “sto sbagliando tutto in questo momento”. Noi gli abbiamo detto: “riparti dalle cose semplici, dalla posizione, dalla tua tecnica, non sprecare energie inutili””.

Che colpi

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Sarà che le cose semplici aiutano a ritrovare sicurezza nel gesto, eppure non c’era nulla di facile o scontato nelle due meraviglie con cui Barella ha mandato a segno il redivivo Lautaro. Due giocate di talento puro, di intelligenza calcistica, di chi ha una visione a 360 gradi di ciò che succede intorno a sé. Da Barella, insomma. Che ogni volta che indossa la maglia dell’Inter torna il ragazzino che sognava San Siro. Ed è per questo motivo che Nicolò sembra dare sempre qualcosa in più di quello che ha nelle gambe: lo faceva ai tempi di Cagliari, con l’orgoglio di chi – nonostante l’età – era già un simbolo della propria amata terra. E lo ha sempre fatto in Nazionale, perché quell’azzurro addosso è un’emozione che non si può spiegare.

Da record

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Ciò che si può spiegare, invece, guardando i numeri, è il modo in cui Barella ha svoltato venerdì, almeno a livello di singola prestazione. Rispetto alla media delle altre partite giocate, Nicolò ha quasi triplicato i contrasti vinti (3 contro l’1,16) e migliorato i recuperi (da 5,24 a 7, quasi il doppio della media ruolo di A). E poi: 63 passaggi positivi su 72, tre dribbling, 28 verticalizzazioni, da cui sono arrivati i due assist che hanno stabilito il nuovo primato personale. Nicolò è arrivato a quota 9 passaggi vincenti – record da quando gioca in A – e adesso guida la classifica della specialità nella Magic Gazzetta, davanti a professori del mestiere come Calhanoglu, Candreva, Milinkovic e Berardi, tutti a 8, come il suo voto in pagella. Ma il suo numero magico resta invece il 23 del mito LeBron James. E adesso, come lui, vuole riscrivere la storia: lo scudetto della stella lo porterebbe dritto e con largo anticipo nel mito nerazzurro.

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