Frey: “Inter, non far correre il Verona. Altrimenti…”

Il portiere che ha vestito le maglie nerazzurre e gialloblù: “La sfida con l’Hellas ci dirà se la squadra di Inzaghi è uscita dal momento difficile. Onana? Accanto ad Handanovic può diventare un grande”

Filippo Conticello

Oggi a San Siro il Verona chiarirà se davvero l’Inter ha rimesso le mani sullo scudetto dopo la notte folle dello Stadium. Le mani di Sebastien Frey, invece, sono divise: hanno difeso sia nerazzurri che veneti. Il francese ha parato a Milano in due stagioni complicate, 1998-1999 e 2000-2001, mentre in quell’anno veronese di mezzo ha fatto miracoli sfiorando l’Europa. Ecco perché stasera, in fondo, si gioca la “sua” partita.

Frey, la stagione dell’Inter ha definitivamente cambiato colore dopo il colpo di Torino?

“L’Inter è tornata in pista dopo un lungo passaggio a vuoto. Il problema è capire da cosa sia dipeso quel vuoto, se sia stato solo un fatto fisico o anche psicologico. E, soprattutto, se è definitivamente superato: la partita contro il Verona, che è tutt’altro che facile, ci aiuterà a capirlo. Di certo, battere la Juventus in casa loro, anche senza giocare particolarmente bene, è stata una scossa positiva. Ti dà carica, energia, nel corpo e nella mente. Se eri spento, ti sei riacceso e ora puoi puntare allo scudetto. Ovviamente la cosa mi fa felice perché mi considero un tifoso interista”.

Quanto pesa l’assenza di Lautaro?

“Il Toro quest’anno è andato un po’ a scatti. Grandi partite e gol, poi momenti di difficoltà. Io sono un suo fan perché amo quel suo modo generoso di intendere il ruolo di centravanti: se c’è da fare una corsa per il compagno, lui la fa, e non è cosa da tutti. Per questo, al di là del contributo offensivo, l’assenza di Lautaro pesa in generale su tutta l’Inter. Stavolta gli occhi sono puntati su Correa che è un giocatore diverso, più da strappi e ripartenze, e ancora tutto da scoprire a Milano. Per il rush finale servono tutti e, se proprio Correa segnasse al Verona come all’andata, significherebbe che l’Inter si è attrezzata per colpire in tanti modi. Lo scudetto si vince anche con la varietà di colpi: penso che l’Inter ce la possa fare nella lotta con Napoli e Milan anche per questo”.

Le ha mai segnato Inzaghi in carriera?

“Credo di no, ma potrei sbagliarmi…”.

Infatti le ha segnato una volta, nel settembre 2003 in Lazio-Parma 2-3: secondo gol biancoceleste di Simone.

“Da calciatore ha vissuto troppo spesso all’ombra del fratello, ha rischiato a volte di esserne schiacciato nonostante fosse un grandissimo attaccante pure lui. Il paradosso è che da allenatore la cosa si è ribaltata ed è Simone ad aver fatto una migliore carriera finora: Pippo ha incontrato maggiori difficoltà, mentre lui è già in una grande squadra con pieno merito. Oltre a essere un ragazzo d’oro, a me piace sia per come fa giocare la squadra e sia per come si comporta”.

“Urla anche lui, ma a è posato, tranquillo. Non trasmette mai ansia superflua, che è sempre una cosa importante. Si arrabbia solo quando serve per dare una vera scossa a tutto l’ambiente. Probabilmente lo ha fatto nell’ultimo periodo e la vittoria di Torino nasce, forse, anche da quello: contro la Juve è stato un successo nervoso. Rabbioso”.

Capitolo portiere: pensa sia finito il tempo di Handanovic all’Inter?

“Bisogna fare una premessa: la carriera di Handanovic è stata eccezionale. Se l’Inter è tornata un po’ alla volta a questi livelli, lo deve anche al portiere che negli anni l’ha salvata tantissime volte. Ricordo di aver visto molte partite a San Siro in cui Samir faceva miracoli su miracoli. Gli anni passano per tutti e forse ora ha un calo di continuità: Handa ti fa ancora la parata miracolo, perché resta un grande portiere, ma sicuramente ha qualche incertezza in più rispetto a prima. Non c’è niente di strano in questo. Fossi nell’Inter, però, non mi priverei del capitano, anche se i dirigenti hanno già comprato il portiere del futuro”.

“Se Handanovic resterà all’Inter e si metterà a disposizione, Onana potrà solo crescere. Il camerunese lo si conosce poco, ma io l’ho studiato con attenzione: è reattivo, potente, ha personalità, possiede i mezzi per diventare anche lui un grande. Serve che l’Inter ci creda proprio come il Milan ha fatto con Maignan”.

Sorpreso del boom del Verona di Tudor?

“Tudor è bravo ma, senza nulla togliere al suo lavoro, bisogna dire che sta sfruttando l’impronta lasciata da Juric. Se giochi sulla corsa, questo Verona ti lascia senza fiato: l’Inter lo sa e deve essere brava a gestire le energie. La piazza di Verona è bella ma non facile, può esaltarti ma può pure buttarti giù facilmente, ma questa squadra è diventata quasi una certezza. Di certo è una delle più belle sorprese del campionato: un piacere vederla giocare. E Tudor ha poi fatto un capolavoro con Simeone: l’ha fatto rinascere dal punto di vista psicologico dopo alcune esperienze complicato. L’ha trasformato in uno dei centravanti più efficaci del campionato”.

Lei ha giocato con Simeone padre a Milano: il Cholito le ricorda il Cholo in qualcosa?

“Ruoli diversi e anche personalità diverse. Diciamo così: se il figlio avrà anche solo la metà della ferocia e della determinazione del padre, allora continuerà a fare una carriera super”.

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