Non solo Max Verstappen, tutti i figli d’arte nella storia della Formula 1

Dal campione 2021 alle famiglia Hill e Rosberg, quanti piloti hanno corso in F1 sulle orme dei papà. Il “caso” Villeneuve: Jacques più vincente di Gilles ma meno iconico

Mario Salvini

@
chepalleblog

– Milano

Max è probabilmente il più bravo di tutti, lo sapevamo già e ne abbiamo avuto la certificazione con la vittoria del Mondiale F1 2021, ma anche lui non è che l’ennesima puntata di una saga che è inestricabile dalla storia stessa della Formula 1: quella dei figli in pista per meriti, colpa, forse per ineluttabile destino dei loro padri. Solo che Jos Verstappen, il papà di Max, campione non lo è stato mai. È stato un discreto interprete delle corse, dal carattere spigoloso abbastanza da costringerlo a cambiare sette scuderie nelle sue otto stagioni di F1. Però si direbbe che tutte le bizzarrie della sua carriera le abbia convertite nell’insegnamento al figliolo. Un apprendistato impostato con una durezza spesso oltre i limiti, ma che evidentemente ha sortito l’effetto sperato. “Max è un mio progetto”, disse un giorno Jos.

progetti e no

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E non avevamo nemmeno bisogno del titolo 2021 per sapere che la missione è compiuta. Jos dunque è stato molto più importante, nella crescita come pilota e nella carriera del figlio, di quanto non lo siano stati altri e più celebrati papà-campioni. Di certo non dei due iridati padri di iridati. Quando il leggendario Graham Hill, due volte campione, unico al mondo ad aver conquistato la Tripla Corona (Mondiale F1, 24Ore di Le Mans e 500 Miglia di Indianapolis) morì in un incidente aereo, Damon aveva appena 15 anni. E dunque il figlio è cresciuto nel suo mito ma senza il suo aiuto. E Nico Rosberg, quando papà Keke ha vinto il suo Mondiale nel 1982, non era ancora nato. Ha fatto in tempo a vederlo correre solo in Dtm. Ugualmente lo ha imitato, e 34 anni dopo di lui, esattamente come 34 anni erano intercorsi tra i titoli degli Hill, ha vinto a sua volta. Ma Keke ha sempre tenuto un basso profilo, non ha mai interferito troppo con la carriera del figlio.

Figli della velocità

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È un romanzo cominciato ancora prima della Formula 1. Basterà dire che già il terzo campione del Mondo, Alberto Ascari, era figlio d’arte. Cioè il Mondiale era appena nato, eppure il suo vincitore aveva ereditato la voglia di andare più veloce di tutti da un padre che vinceva quando ancora nessuno si sognava di racchiudere le tante gare di inizio secolo in un unico campionato. Antonio Ascari vinceva a Monza il GP d’Italia quando il piccolo Alberto aveva 6 anni. Ed è morto in gara nell’estate successiva, a Montlheim, vicino a Parigi, quando aveva 36 anni. La stessa età che aveva Alberto, campione del Mondo del 1952 e del 1953, nel giorno in cui è uscito di pista ed è morto a Monza. Era il 1955. Da allora padri e figli in pista non si contano, né in F1 né tantomeno nel motorsport Usa, dove le saghe familiari nella Indy e nella Nascar sono molto articolate. E non è solo questione di campioni, ovviamente. Quasi tutti i piloti sono in pista perché in qualche campionato, più o meno nobile, avevano già corso i padri. Qualcuno ha fatto meglio. Jacques Villeneuve, per esempio, è in una posizione bizzarra. Lui il titolo lo ha conquistato, nel 1997 (Williams), e dunque ha fatto più di quanto non sia riuscito a papà Gilles, mai campione, morto in pista quando lui aveva 11 anni, il cui mito è infinitamente più grande del suo palmares. E non va dimenticato che Jacques — che da poco è diventato papà di un bambino di nome… Gilles — ha vinto un campionato Indy, ha trionfato alla 500 Miglia di Indianapolis ed è stato secondo a Le Mans. Cioè se esistesse una classifica dei piloti che più si sono avvicinati alla mitologica Tripla Corona di Graham Hill lui sarebbe al primo posto.

figli… laterali

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Poi, veramente, uno che si può permettere il sogno di Damon Hill e di Nico Rosberg c’è, ed è Carlos Sainz jr. Papà, “Don” Carlos, il suo Mondiale, anzi i suoi due Mondiali, se li è conquistati sugli sterrati del rally, ma conta poco. Anzi, se un giorno il ferrarista spagnolo dovesse rinnovare il trionfo di famiglia prendendosi il titolo della F1, l’accoppiata costituirebbe un unicum un bel po’ difficile da eguagliare. E riuscirebbe dove Gary Brabham, Michael Andretti, Christian Fittipaldi e Nelsinho Piquet non sono riusciti. Tutti sono arrivati in F1 con la speranza di eguagliare i celeberrimi papà campioni. Ma probabilmente non avevano il loro talento. O forse le loro caratteristiche non erano così adatte alla Formula 1, perché per esempio Michael Andretti poi un campionato Indy lo ha vinto, nel 1991. Gary Brabham ha vinto una 12 Ore di Sebring. E anche Nelson Piquet jr ha conquistato un titolo, il primo della storia della Formula E, nel 2014-15. Non si può chiudere senza ricordare Kevin Magnussen, recente pilota della Haas, figlio di Jan , “Il più grande talento arrivato in Formula 1 dai tempi di Ayrton Senna”, come lo definì un giorno Jackie Stewart, che infatti se lo prese in squadra. E poi ancora Manfred e Markus Winkelhock, tedeschi, entrambi in F1, papà senza lasciare il segno, il figlio addirittura una meteora. E Satori e Kazuki Nakajima, o i Palmer. “Mio figlio Joylon è meglio di me”, disse in un’intervista il padre Jonathan che nel 1987 sfiorò il podio, 4° ad Adelaide. Probabilmente si sbagliava.



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Non solo Max Verstappen, tutti i figli d’arte nella storia della Formula 1

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