Gran Turismo 7, la recensione | Gazzetta.it

Il nuovo capitolo della serie racing per PS5 e PS4, in uscita il 4 marzo, è un’esaltazione della cultura automobilistica a 360 gradi.

Gran Turismo 7 arriva nel 25esimo anniversario della serie e, più di ogni altro capitolo e assai più del predecessore GT Sport, mette nero su bianco quello che ne sta al cuore: la passione per le auto e il trattamento dell’intero automotive come una forma d’arte, e non più semplicemente come la competizione alla base del precedente episodio o di un concorrente come Forza Horizon 5.

L’esperienza di gioco verte su una declinazione più unica che rara del motorsport, mettendo al centro della scena un’inaspettatamente riuscita “life car sim”. I life sim sono qualcosa di ormai stabilito nel mondo dei videogiochi e produzioni quali Animal Crossing New Horizons di Nintendo hanno recentemente testimoniato quanto sia apprezzato questo filone, che replica la vita di tutti i giorni nel gaming con interazioni credibili con i personaggi del gioco, micro-attività da completare assiduamente e mondi da chiamare casa.

Vita, arte e cultura automobilistica —

La giapponese Polyphony Digital ha aggiunto a tale formula l’elemento automobilistico, ponendovi di fatto l’accento,con la mappa/hub che funge da fulcro dell’intero titolo, in quello che può essere definito come il suo inatteso Animal Crossing. Sia per la forma (nei dialoghi, negli incontri e nelle personalità degli NPC), sia per il contenuto, Gran Turismo 7 propone fuori dalla pista un’atmosfera rilassante a base di musica classica e cultura, un mondo a parte con tanto da fare e da vedere, lotterie,un orario del giorno interno che replica quello reale, un contachilometri che suggerisce un’attività quotidiana e la misura.

Sono tutti elementi che potrebbero sembrare delle stramberie, e chi conosce l’industria dei videogiochi nipponica vi troverà il suo tipico tratto distintivo, ma che rendono GT7 il racing game più originale ed erudito degli ultimi anni. Visto che è un trending topic, verrebbe quasi da definirlo un “metaverso” per amanti della cultura automobilistica.

Una campagna robusta —

Il contenuto è di per sé solido, più solido di Gran Turismo Sport, e rimette la chiesa al centro del villaggio, mettendo in secondo piano le velleità (pur legittimate) del multiplayer estremamente competitivo e spostando di nuovo il focus della serie su un corposo single-player – vi serviranno circa 30 ore per completare la “carriera”, senza sbloccare tutte le patenti e le Missioni, e acquistare l’intero parco macchine.

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Una carriera che ruota attorno a GT Café, una sola trovata con cui Polyphony raggiunge due scopi diversi. Il primo è fornire al giocatore una chiara indicazione di cosa dovrebbe fare per mandare avanti il gioco, a volte persino con menù che sono poco più di banali tutorial. La seconda è conferire un taglio documentaristico e culturale al prodotto che (superata, restando in tema di stramberie, l’intro non saltabile al primo avvio) risulta inedito per il racing game moderno e riesce ad appassionare con competenza, sia che si senta parlare per la prima volta di una trazione integrale, sia che si divori qualunque contenuto a quattro ruote nei videogiochi e oltre. Sentir parlare della storia della Fiat 500 o vedere in azione le Ferrari come portata principale è poi una carezza sul cuore per il pubblico italiano.

Gran Turismo 7 non dimentica di essere gioco, stavolta, riportando a galla patenti ed esperienze che invitano a scendere in pista per migliorare sé stessi prim’ancora che per battere un avversario (qualcosa che ricorda molto da vicino le logiche del rally) e introducendo anche una modalità tutta nuova chiamata Music Rally: è una prova a tempo di musica, con alcuni pezzi di classica che accentuano quel tono da atelier che la serie ha deciso di auto-attribuirsi, divertente e caratteristica, ma peccato che abbia appena sei prove.

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Se la modalità per scattare foto ai panorami di mezzo mondo con le auto virtuali lascia un po’ il tempo che trova (ma che belle le strade di Firenze, Roma, Matera, Alberobello…), stupisce e interessa come il Museo e gli Showroom presentino una timeline di ciascuna casa automobilistica, e la metta in parallelo con quella del mondo reale per fornire un contesto di cosa vi succedesse mentre Audi, BMW, Lamborghini e via discorrendo si facevano largo nell’automotive. Capita molto raramente di vedere un videogioco parlare di elezioni, guerre, pandemie, e qui succede con un’autorevolezza che forse solo un’enciclopedia digitale qual è Gran Turismo e pochi altri potrebbero permettersi.

L’intelligenza artificiale —

Ma GT7 è, naturalmente, prima di tutto un’esperienza automobilistica, e ciò vuol dire che al volante punta ad una simulazione credibile e soddisfacente. Perché questo si verifichi, c’era bisogno che la serie facesse un passo avanti su quello che è storicamente un suo punto debole, ovvero l’intelligenza artificiale. Anche in questo capitolo, le gare sono spesso una trafila di sorpassi ai danni di soprammobili, ma è piacevole notare come l’IA abbia compiuto effettivamente dei passi in avanti.

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Non si tratterà dell’ultimo ritrovato della tecnologia made in Japan, ovvero quella Sophy che verrà introdotta solo nei futuri capitoli, ma adesso si assiste a qualche sorpasso senza lo zampino dell’uomo, qualche scivolone nei rally e sul bagnato, qualche incidente nelle curve strette, qualche chiusura ai tuoi danni e qualche contro-sorpasso. Al livello di difficoltà più alto (terzo di tre), si assiste pure ad alcune sfide emozionanti, di frequente frutto di un rallentamento del leader della classifica per rendere il finale di gara più entusiasmante sì artificioso, ma comunque efficace.

Come si guida in Gran Turismo 7? —

Con qualche concessione rispetto ai simulatori più puri, Gran Turismo 7 è un gioco di guida molto impegnativo, specialmente per quanto riguarda la gestione dei pesi e del freno in curva, che rappresenta il momento di maggiore distanziamento rispetto alle produzioni di stampo arcade.

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In qualche caso, questo fa da contraltare a quello noto come “effetto perno” dei titoli della scuderia Codemasters, che vede le auto girare attorno ad un cardine centrale senza la mobilità che ci aspetterebbe da un bolide da centinaia di cavalli. Ciò è particolarmente evidente quando si passa ai veicoli più potenti che, di contro, sono quelli più in grado di convogliare una sensazione di velocità che altrove latita, e che segnala lo stacco e la “pericolosità” dello schiacciare il pedale a manetta.

Con la stessa competenza con cui traccia teoria e storia dell’automotive, GT7 elabora una serie di dettagli che vengono calcolati con precisione maniacale, dal carburante al bilanciamento dei freni, dal controllo del meteo in tempo reale alle mappe dinamiche dei circuiti – e tutto può essere ritoccato al volo durante la gara, a patto di aver installato i pezzi necessari sulla propria vettura.

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Questo genere di meccanica dà un senso di “player agency” inaspettato per un racing game, più da gioco di ruolo e vicino per filosofia della personalizzazione dell’esperienza ai chip di Nier Automata – un action-RPG giapponese, appunto, in cui era possibile aggiungere e rimuovere funzionalità anche essenziali come la barra della salute e il radar usando la scheda madre della protagonista robotica 2B. E non resta sulla carta: dinamiche come la scia influenzano fattivamente le velocità di punta delle macchine e facilitano il sorpasso, mentre l’introduzione dei pezzi nella messa a punto e il regolamento del loro funzionamento in garage (dall’altezza dal suolo alla mescola delle gomme, passando per la distribuzione dei pesi) hanno un impatto significativo sulla resa in pista, sulla maneggevolezza e persino sul suono dell’auto.

Una simile complessità rende esiziale “imparare” letteralmente una pista, sfruttando gli aiuti visivi di ogni tipo messi a disposizione dell’utente, dagli indicatori di dove si dovrebbe stare a fine traiettoria a tappeti rossi modulari che indicano dove frenare e con che intensità. Per com’è stato impostato da Polyphony, persino senza la necessità di chissà quali sovrastrutture contenutistiche, questo è un tipo di gameplay che pone continuamente nuove sfide e di cui non ci si stanca dopo poche ore, vedasi il recente caso di Grid Legends.

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Il processo di apprendimento è l’aspetto fondamentale più piacevole e incentivato nel gioco perché, sebbene potrebbe suonare seccante, arrivare secondi guidando pulito è molto più divertente del lanciarsi in pista a caso, appoggiarsi a barriere e avversari, e magari vincere. Il fatto che Gran Turismo sia riuscito a mantenere la sua dimensione di “sport” dall’ultimo capitolo, regolandosi su un’etichetta a cui ti senti moralmente obbligato ad aderire, è la sua più grande vittoria in pista – quella che gli permette di rimanere il miglior gioco di guida secondo le regole.

I limiti di Gran Turismo 7 —

Per quanto è filosoficamente avanzato, Gran Turismo 7 espone il fianco a diverse limitazione, talvolta facili da leggere come difficoltà di natura tecnica, talvolta meno comprensibili. Una cosa che salta subito all’occhio è come non sia possibile vendere auto dal proprio gara, e questo fa parte, per quanto curioso, della concezione di collezione di auto intrinseca nel gioco – tant’è vero che l’intera progressione nella carriera è data non tanto dalla vittoria degli eventi, quanto dal livello “Collezionista”, salvo rari casi.

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Sulla mappa del mondo compare qualche voce di troppo, che sarebbe stata accorpabile con facilità o non visiterete in pratica mai, e tra le diverse zone si verificano dei piccoli ma significativi caricamenti che rendono l’esplorazione inaspettatamente farraginosa. C’è qualche passaggio di troppo nel loop ludico: acquistare e togliere parti richiede l’accesso a due voci diverse, e una è abbastanza nascosta e difficile da accedere.

Ma la contraddizione più grande è quella, storica, relativa ai danni. GT7 è così rigido e inflessibile nella sua idea di simulazione da non prevedere rewind in stile Forza e Dirt dopo un errore sul tracciato, ma poi si permette il lusso di non prevedere alcuna ritorsione in seguito ad uno schianto a 300 KM/h, se non qualche graffio e un istante di rallentamento.

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Una contraddizione (complici tecnologie e accordi con le singole case automobilistiche) che spiega le poche opzioni a livello di inquadrature, e la visuale non si muove ai lati con un’inquadratura esterna per “nascondere” ulteriormente la magagna dei danni.

Su PS5 è next-gen? —

Restando sul tema delle limitazioni, è evidente come la partenza in corsa, o rolling start, prevista per la maggioranza degli eventi sappia di escamotage per evitare crolli drammatici di frame rate e porre in evidenza le già problematiche collisioni. Quando tutto fila liscio e senza pietre d’inciampo (come cunette che fanno saltare l’auto in maniera innaturale), Gran Turismo 7 è comunque una splendida cartolina dalla next-gen.

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Polyphony Digital aveva promesso un ciclo giorno/notte realistico e un sistema meteo dinamico, ed è esattamente quello che ha inserito nel suo ultimo racing. Il passaggio dalla luce all’oscurità o dal sereno alla pioggia in tempo reale è sfumato, credibile e intrigante, perché è d’impatto sia estetico che fattivo: una curva che sbuca dal buio quando fino ad un giro prima era pienamente esposta, e le code d’acqua dietro le auto con la pioggia e di polvere nei rally minano con durezza la visibilità e impongono condizioni di guida del tutto diverse da un momento all’altro della gara.

La gestione del ray tracing è poco chiara, con due modalità grafiche disponibili su PS5 ma entrambe fuori dalla pista, e si registrano fenomeni di cali di frame rate sul bagnato e nel traffico così come lieve pop-in delle texture. Graficamente parlando, però, sia le vetture che gli scenari sono mozzafiato, con un’illuminazione fotorealistica, una palette di colori corposa e tanti oggetti in e attorno alla pista. Si possono vedere bandiere gialle e blu sventolate di fronte alle auto da “veri” commissari, con regole e penalità annesse, elicotteri che si abbassano per inquadrare le file d’auto e frecce tricolore alle partenze per arricchire la dinamicità delle piste.

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Nel quadro della versione PlayStation 5, è sempre curioso menzionare la condotta del gioco sul controller DualSense, che si affida molto ai nuovi grilletti adattivi: il destro oppone resistenza in presenza di pattinamento o non si prende una traiettoria pulita, mentre il sinistro quando si bloccano le ruote per una frenata tardiva o si attiva l’ABS, e nell’economia di una gara più lunga, andando ad incidere sulla capacità del giocatore di stringere correttamente il pad, è tutt’altro che una trovata “superficiale”.

Gran Turismo 7, il verdetto —

L’ultima fatica di Polyphony Digital nasconde a fatica alcuni limiti, anela per tanti versi al realismo ma spesso lo sacrifica per difficoltà tecniche storiche, e sull’altare di una ritrovata attenzione per l’automobile come arte e vita. Un’attenzione che lo rende un prodotto più unico che raro nel panorama dei racing game moderni, uno che parla al cuore degli appassionati e tende la mano, inframezzando lezioni di storia e cultura con attività più squisitamente ludiche, ai neofiti dell’automotive. A qualunque delle due squadre apparteniate, Gran Turismo 7 è un’esperienza che dovreste provare.

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