Grid Legends, la recensione | Gazzetta.it

Grid Legends è l’ultima fatica di Codemasters, studio inglese dietro la serie Dirt, che tenta la strada Drive to Survive di Netflix. Ecco com’è andata.

Grid Legends ha innovazioni che vale la pena celebrare. La più importante delle quali è la storyline ispirata a Netflix, raccontata con scene in live action, e una modalità carriera dalla struttura episodica che non sembra esattamente la stessa cosa provata in centinaia di altri giochi di macchine. È chiaramente un gioco realizzato da centinaia di creatori talentuosi e appassionati, lavoratori instancabili con una passione e una conoscenza profonda del motorsport, com’è sempre quando si parla del rinomato studio inglese Codemasters. Ma è anche fatto con un fondamentale fraintendimento di ciò che i giocatori vogliono dai racing game nel 2022: per essere accogliente e accessibile, è stato reso così leggero che un “boh” di Kimi Raikkonen potrebbe spazzarlo via in un soffio.

Il problema è evidente fin da subito, quando lanci un’auto per la prima volta in una curva, e in tutte le altre curve subito dopo. Ogni veicolo proveniente dal suo enorme catalogo di auto, 4×4, tuner, elettriche, a ruota scoperta e altro ancora, ognuno di loro, sembra sia stato colpito da un dardo tranquillante per macchine. Potete disattivare l’ABS, il controllo della trazione e quello della stabilità, ma il gioco pare applicarli lo stesso alla macchina, in particolare gli ultimi due, facendo sì che l’auto si comporti come vuole lei a prescindere da ciò che si faccia.

Questo non solo priva il giocatore dei momenti più soddisfacenti di quando si guida un’auto velocissima, come giocare con la distribuzione dei pesi durante una curva e gestire una piccola perdita di trazione posteriore per spingere l’auto alla velocità massima, e non solo rende l’intera esperienza al volante artificiale – fa anche sì che le auto siano abbastanza imprevedibili. La risposta in curva è ampiamente non lineare, non nel senso “aspetto che le mie sospensioni posteriori prendano tutto il carico e le gomme trovino aderenza così da poter entrare in curva alla massima velocità”, ma più in “sto aspettando che il gioco la smetta col suo controllo della stabilità in modo che registri l’input della mia sterzata con l’intensità giusta”.

Di contro, Grid Legends è incredibilmente testardo quando c’è da perdere il posteriore mentre si sterza frenando, e non c’è contro-sterzo che tenga quando il modello di guida ha deciso che dovrai girarti. Ma, di nuovo, tutto questo sembra un problema con il sistema di aiuti, più che con le auto in sé.

Grid Legends o Project Cars 3? —

Di conseguenza, sembra si sia fatto un passo indietro fino ai tempi antecedenti il primo Grid su PS3. La serie ha sempre avuto un gustoso bilanciamento tra una guida probante e gestibile, nel corso di diverse generazioni di hardware e innumerevoli capitoli, ma qui sembra sia stata castrata. L’impressione è che ciò non sia successo per una mancanza di abilità o esperienza dello sviluppatore, ma per l’idea sbagliata che la maggior parte dei giocatori preferisca questo rispetto ad un modello di fisica più esigente.

GL Yokohama SUBARUBRZ 5

La cosa delude ancora di più se si pensa a Project Cars 3, figlio dell’acquisizione di Codemasters dello sviluppatore originale della serie, Slightly Mad Studios. Project Cars si è fatto un nome sulla simulazione e ha trovato un grande pubblico con due giochi acclamati dalla critica che misuravano la temperatura e l’usura degli pneumatici, ti sfidavano a trovare la strategia giusta per i pit stop, e davano sempre la sensazione che le auto fossero pericolose ed eccitanti da controllare in corsa, tanto che era realistico il senso di peso e velocità. Project Cars 3 ha eliminato tutti i punti che identificavano la serie e ne ha pagato il prezzo con un punteggio medio su Metacritic di 69 su 100, e vendite inferiori dell’88% rispetto al capitolo precedente. Sotto la guida di Codemasters, Project Cars aveva preso il posto di Grid.

Codemasters, da che parte stai? —

E ora, un paio di anni dopo, arriva un nuovo Grid che fa ancora lo stesso errore per inseguire lo stesso pubblico. Le due licenze sono concettualmente così vicine adesso che si fatica persino a comprendere perché esistano entrambe. Quelle cutscene girate in live action sono davvero abbastanza per distinguere un gioco dall’altro?

Grid Legends

La verità è che no, non lo sono. Ma hanno sicuramente qualcosa di bello e senza di loro Grid Legends sarebbe in guai ancora più profondi. Raccontando la prevedibile ma coinvolgente avventura di un rookie conosciuto solo come “Numero 22”, il cui talento raddrizza le sorti del team Seneca di Marcus Ado, i 36 capitoli della modalità storia sono pieni di buone performance da un cast che ha chiaramente visto Drive to Survive e sa quanto debba essere credibilmente goffo in modo da sembrare davvero uscito da una docuserie Netflix.

Come in Drive to Survive —

C’è solo un piccolo problema sul piano narrativo e porta il nome di Nathan McKane, l’eterno antagonista della serie. È divertente gareggiare con lui e vederlo in azione ma, alla luce dell’ispirazione del gioco a Drive to Survive, sarebbe stato carino vedere un approccio più moderno al ruolo del villain nel motorsport. Qualcuno meno cattivo da cartone animato, ma che trasudi comunque arroganza, sbruffoneria e una passione per la condotta sportiva dei vecchi tempi. Bastava guardare la F1 moderna per trovare l’ispirazione giusta.

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Una volta finita la storia (circa tre ore di contenuti, in totale), il gioco spinge a provare la modalità carriera. Questa era in origine la modalità principale di Grid, una combinazione di gestione di un team, progettazione di livree per auto e coinvolgimento degli sponsor per finanziare tutto questo, per poi scendere in pista e gareggiare con il ruolo di giocatore-manager, dando ordini ai compagni di squadra nel mentre.

La carriera in Grid Legends —

Questi pilastri sono ancora in Grid Legends, anche se sono comparsi e spariti di tanto in tanto nei precedenti capitoli, ma sembrano un po’ nascosti stavolta e presenti solo per far piacere ai fan di vecchia data. Nonostante la modalità storia sia concentrata sui trionfi e sulle difficoltà del possedere una scuderia, quando ti accomodi nel tuo sedile, è tutto ridotto ad una manciata di menu.

Grid Legends

Anziché far gareggiare su più stagioni, con ciascuna che culminasse in un’epica 24 Ore di Le Mans come nell’originale, qui la modalità carriera è strutturata nel formato fin troppo familiare degli eventi. Completa gare, guadagna soldi, compra più auto per completare le corse in diverse categorie, ripeti. Ci sono tante location e molte varianti per gli eventi, però, e questo include un’adrenalinica modalità ad eliminazione, in cui l’ultimo pilota in gara viene sbattuto fuori. Anziché farlo alla fine di ogni giro, però, i check vengono compiuti sulla base di un cronometro. I momenti migliori di Grid Legends sono proprio quando sei costretto a fare una corsa contro il tempo per fare sorpassi e raggiungere quel check non da ultimo nella griglia.

Prove a tempo e sistema nemesi —

Gli eventi a tempo offrono emozioni simili – essenzialmente, devi solo registrare il miglior tempo, con la sola differenza che in pista ci sono anche tutti gli altri che stanno provando a fare la stessa cosa. L’idea migliore sarebbe lasciar scorrere il gruppone e avere pista libera davanti a sé per piazzare il tempo migliore, ma è più divertente giocare secondo lo spirito dell’evento e vedere chi riuscirà a fare il giro più veloce nella mischia.

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Proprio qui, tra una sportellata e l’altra, si nota il ritorno di alcuni punti forti della serie: la raffigurazione spettacolare dei danni, la funzionalità del rewind che fa tornare indietro nel tempo e che vorreste avere in ogni altro racing game, e un sistema di nemesi che si attiva colpendo un pilota avversario, che reagisce iniziando a spingerti contro le barriere ad ogni opportunità per diverse corse. Dopo una ventina di eventi nella modalità storia, è probabile che metà della griglia voglia farvi fuori.

IA vs umani —

L’IA è forte come sempre, anche se fa alcuni errori un po’ troppo artificiali. Praticamente in ogni gara troverete qualcuno che si girerà mentre vi sarà davanti, e non è un’iperbole. Il 100% delle volte qualcuno perderà una ruota o avrà qualche problema meccanico. Ciò non toglie che le auto controllate dal computer siano spettacolari quando difendano la loro posizione e, una volta superate, tornino ad aggredirti ad ogni curva, in un modo che gran parte delle intelligenze artificiali in un videogioco di auto non si impegnano minimamente a replicare. E questo è molto importante, nel tentativo di mantenere alta l’attenzione in ogni evento.

Grid Legends

C’è anche una modalità multiplayer, che offre gare veloci o eventi personalizzati in cui auto, tracciati, condizioni meteo e regole possono essere impostate manualmente e aggiunte alle playlist. È una modalità funzionale, e sembra compensare sia la latenza che i troll piuttosto bene.

Grid Legends, il verdetto —

Ma non è abbastanza. Senza un modello di guida soddisfacente al centro della scena, Grid Legends sembra vuoto. Non è abbastanza soddisfacente da offrire un contraltare per Need for Speed e affini, né è sufficientemente profondo da competere nel mondo dei simulatori. Non è il caso di aspettarsi che ogni studio riesca a competere con Forza Horizon e Motorsport di Microsoft, che spiccano per valori produttivi e grafica grazie al quantitativo enorme di risorse investite. Ma dal resto del gruppo, quelli che sgomitano a metà classifica, è legittimo aspettarsi buone idee, una visione chiara e una guida soddisfacente. Le buone idee ci sono, ma una su tre non arriva alla linea del traguardo.

Scritto da Phil Iwaniuk per GLHF

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