Guida all’Italia: i protagonisti e come giocherà

Sarà un’altro torneo di passione quello che si troverà ad affrontare l’Italia. Ci presentiamo al Sei Nazioni 2022 pieni di speranze, ma ancora lontani dalle altre compagini, sia per mentalità che per profondità della rosa. L’arrivo di Kieran Crowley sulla panchina degli Azzurri è da considerare una buona notizia, se si guarda agli ottimi risultati che il neozelandese ha ottenuto nei suoi cinque anni a Treviso. Purtroppo il percorso di crescita dell’Italia è ancora frenato da un parco giocatori che riduce le scelte.

 

A oltre vent’anni dall’ammissione al torneo delle Sei Nazioni, l’Italia del rugby è lentamente andata peggiorando, imboccando un percorso contrario rispetto a quanto ci si sarebbe immaginati. Più tempo passa, più emerge che la presenza costante nel rugby d’élite non è ancora servita a crescere una generazione di giocatori pronti per alzare il livello. Sembra essersi consolidato un senso d’inferiorità nella testa dei giocatori italiani: su questo, prima di tutto, sta lavorando e dovrà lavorare Crowley. L’Italia arriva da 32 sconfitte consecutive.

 

Per le prime due partite del Sei Nazioni 2022 Kieran Crowley ha convocato un gruppo di 34 giocatori, 23 dei quali provengono dal Benetton. Solo 6 dei convocati fanno parte della franchigia della Zebre, da un lato un segnale preoccupante dell’involuzione della squadra con base a Parma, dall’altro una decisione inevitabile, considerate le pochissime partite giocate da novembre ad oggi dalla compagine guidata dall’allenatore irlandese Michael Bradley.

L’ultima vittoria dell’Italia al Sei Nazioni.

 

Come vuole giocare l’Italia

L’impostazione di gioco che Crowley vorrebbe sviluppare con gli Azzurri, già da questo Sei Nazioni, prevede un coinvolgimento più constante della linea di tre quarti, con trasmissione del pallone veloce, costanti cambi di fronte e un gioco al piede non solo improntato alla liberazione dalla pressione, ma anche di costruzione

L’Italia ha l’interprete giusto per lavorare in questa direzione, Paolo Garbisi, che nel ruolo di apertura ha già messo insieme 13 caps e che ha sinora dimostrato, nonostante abbia soltanto 21 anni, di essere un giocatore completo seppur con ampi margini di crescita. Solido difensivamente, con una naturale attitudine a capire i momenti di gioco, precisione di passaggio, capacità di trovare il break palla in mano e un piede molto educato, Garbisi si è ritagliato nella prima parte di questa stagione un ruolo importante nel Montpellier, mandando spesso in panchina un mostro come Handré Pollard, numero 10 titolare della nazionale sudafricana campione del mondo. Accanto a lui l’Italia può far crescere una linea di tre quarti che promette bene e che sta tirando fuori, finalmente, giocatori di prospettiva. La scelta di lasciare a casa Carlo Canna, le cui prestazioni sono in caduta libera, e di portare nel gruppo due ragazzi come Leonardo Marin, 20 anni il prossimo febbraio, e Giacomo Da Re, 23 anni, va vista proprio in questo senso. Sia Marin che Da Re sono esordienti totali al Six Nations, ma hanno dimostrato con le loro prestazioni in United Rugby Championship di avere la personalità per poter far parte del gruppo. Marin in ottobre ha salvato l’Italia A da una clamorosa sconfitta nell’amichevole contro la Spagna, mentre con il Benetton è stato protagonista, contro Edimburgo e qualche settimana dopo ripetendosi contro il Glasgow, di due calci decisivi, nelle battute finali delle partite, per la vittoria. 

C’è quindi grande curiosità per vederlo in azione a un livello ancora più alto, considerando che potrebbe essere utilizzato anche come numero 15. Sempre sulla linea di tre quarti sarà appassionante vedere quanto spazio riuscirà a ritagliarsi all’ala Federico Mori. Il ragazzo di Cecina, da quest’anno al Bordeaux Bègles, in Top 14, sta raccogliendo un minutaggio molto più alto del previsto e le sue accelerazioni, insieme a doti fisiche importanti (1 metro e 88 per 102 chili) lo rendono un prospetto di primo livello. Dando per scontata la presenza di Montanna Ioane per uno dei due ruoli di ala, Mori si giocherà l’altra maglia con Pierre Bruno, almeno fino al rientro di Tommaso Menoncello: il 19enne trevigiano è una delle novità più affascinanti fra i convocati di Crowley, un giocatore potente, dalle accelerazioni elettriche, in grado di giocare sia centro che ala. Menoncello, che era in rampa di lancio per l’esordio dal primo minuto contro la Francia, ha subito un infortunio che lo lascerà fuori dalle prime due settimane di torneo, ma nella seconda metà della competizione dovrebbe senza dubbio ritagliarsi uno spazio di rilievo. Quest’anno con il Benetton ha già realizzato quattro mete in sette partite, con sei break e 221 metri di campo guadagnati in 34 attacchi palla in mano. Numeri eccezionali per un ragazzo della sua età, alla prima vera stagione nel rugby di elitè. Più limitata la scelta ai centri, dove, con gli infortuni di Morisi e dello stesso Menoncello, i giocatori a disposizione di Crowley restano tre. Scontata la conferma di Ignacio Brex (sempre molto positive le sue prestazioni in maglia azzurra finora), è battaglia serrata per l’altro maglia, con Lucchin, convocato dell’ultimo minuto, in apparenza più in palla di uno Zanon apparso in una forma non eccellente nelle recenti uscite con la maglia Benetton. Detto di Garbisi, a numero 9 dovrebbe partire titolare Stephen Varney, 20 anni, per una mediana di grande prospettiva. Il ragazzo gallese di madre italiana quest’anno sta giocando meno del previsto a Gloucester, ma il suo apporto, soprattutto nella distribuzione del gioco dalle fasi a terra, è fondamentale per la struttura d’attacco che ha in mente Crowley e per questo la sua titolarità non dovrebbe essere in discussione. Dietro di lui Callum Braley costituisce un’alternativa solida e affidabile, mentre Alessandro Fusco, 22enne mediano delle Zebre, verrà portato in gruppo principalmente per fare esperienza. Nel ruolo di estremo dovrebbe essere impiegato Edoardo Padovani. L’estremo del Benetton, a 28 anni, sembra aver interrotto il suo processo di crescita e arriva da un periodo non eccellente. Ciò detto, resta comunque un giocatore che garantisce solidità al triangolo allargato, in una zona di campo nella quale ci si aspetta notevoli miglioramenti. 

 

Crowley ha chiarito che proprio il gioco aereo è una delle fasi sulle quali intende vedere immediati miglioramenti, specie dopo le incertezze dei test match autunnali. C’è quindi attesa per verificare le novità proposte dal coach neozelandese in tal senso senso, specialmente se si considera che ricezioni, calci di spostamento e ripartenze in campo aperto sull’attacco al piede avversario in profondità sono, da sempre, uno dei punti deboli più evidenti della formazione italiana. Se la linea di tre quarti sembra andare nella direzione giusta in termini di sviluppo, il reparto di mischia appare invece in grande difficoltà, in un ribaltamento totale degli equilibri storici dell’Italrugby, tradizionalmente “schiava” di una mischia potente, ma senza cartucce da sparare nel gioco alla mano. Crowley ha ribadito più volte che per poter lavorare sulla struttura di gioco che ha in mente, un impianto che vede l’Italia protagonista nel gioco alla mano, è fondamentale crescere sui punti di contatto, in mischia e in rimessa laterale, oltre che sul drive, momenti di gioco cruciali per la conquista di palloni di qualità e sui quali l’Italia ha mostrato negli ultimi due anni dei limiti di base molto profondi. Proprio questi limiti, già nei primi test match con Crowley in panchina, hanno ridimensionato dei piani partita ambiziosi nella gestione del pallone, obbligando l’Italia a giocare partite sporche, in un contesto di costante rincorsa, come accaduto anche contro avversari di categoria inferiore, come l’Uruguay.

 

La prima linea, una zona di campo nella quale l’Italia ha sfornato alcuni dei più grandi interpreti degli ultimi vent’anni a livello internazionale, da Castrogiovanni a Lo Cicero, fino a Perugini, Ongaro, Ghiraldini, e ancora Nieto e Festuccia, manca di un adeguato ricambio. Complice l’infortunio di Marco Riccioni, il prospetto italiano più forte nel ruolo, l’Italia si presenta a questo Sei Nazioni con un gruppo di ragazzi dall’esperienza internazionale molto limitata (Tiziano Pasquali, 21 caps, il più rodato). La sensazione è che i due piloni titolari possano essere Fischetti e Zilocchi, compagni di squadra alle Zebre, ma attenzione a Ivan Nemer, 23enne di origine argentina che ha esordito in novembre contro gli All Blacks e la cui fisicità piace molto a coach Crowley: di certo, Nemer giocherà parecchi minuti nel corso del torneo. Ancora meno i caps dei tallonatori a disposizione, 9 in totale tra Faiva e Lucchesi, con Giacomo Nicotera all’esordio e a ricomporre il terzetto dei numeri 2 di casa Benetton e Luca Bigi, in scarse condizioni di forma e infortunato, nemmeno fra i convocati. Il neozelandese Faiva, che ha esordito in autunno, con meta, contro l’Uruguay, è stato fortemente voluto come equiparato proprio da Crowley e per questo la scelta più ovvia per la maglia da titolare sembra la sua.

 

In seconda linea non sembra in discussione il posto di Niccolo Cannone, che a 23 anni, con 15 caps sulle spalle, deve però fare un definitivo salto di qualità e sfruttare al meglio le sue doti fisiche, sia come ball carrier che nelle situazioni di breakdown. Al suo fianco si alterneranno Fuser, Sisi, e Ruzza, in relazione al tipo di impatto cercato nelle fasi statiche. Fuser e Sisi garantiscono infatti più forza, ma meno dinamismo, mentre Ruzza è un giocatore che può aggiungere corsa al reparto. Di certo, si spera che i meccanismi in touche, anche considerato l’inserimento in formazione titolare di un nuovo tallonatore, permettano di conquistare più palloni puliti rispetto a quanto visto in autunno: sistemare la rimessa laterale, disastrosa nelle ultime uscite del XV italiano, è una priorità imprescindibile.

Chiusura con una terza linea sulla quale aleggia l’ombra di Sergio Parisse, non convocato per i primi due match in attesa recuperi forma e minutaggio a Tolone, al rientro da un infortunio, ma con grandi possibilità di entrare nel gruppo azzurro per la seconda parte di torneo. La presenza del totem Sergio nel pacchetto di mischia, oltre al significato simbolico, potrebbe essere funzionale anche sul fronte tecnico. Schierato nel ruolo di numero 8, Parisse porterebbe infatti il capitano Michele Lamaro in posizione, per lui più naturale, di flanker, costruendo, insieme al solido Steyn o al più mobile Negri, una terza linea versatile e completa. In attesa del possibile rientro di Parisse, che fungerebbe anche da saluto finale alla maglia azzurra, un momento atteso da tanto tempo dopo il pasticcio al Mondiale del 2019, con la cancellazione della partita dell’Italia che avrebbe sancito il suo addio alla squadra, la terza linea dovrebbe essere composta da Lamaro a numero 8, Steyn e Negri. Attenzione però all’opzione Halafihi: l’equiparato neozelandese, all’esordio con la maglia azzurra, ha chance di essere schierato dal primo minuto. Con lui in campo Crowley potrebbe avere un ball carrier di qualità in più fra gli uomini di mischia e spostare Lamaro, come per l’opzione Parisse, nel ruolo di flanker. Vedremo, infine, quanto spazio riuscirà a conquistare Manuel Zuliani, 21enne del Benetton, anche lui esordiente, che porta in squadra freschezza atletica e molti placcaggi.

Il calendario

Non dà una mano agli Azzurri, con l’esordio da brividi di Parigi, contro la corazzata francese, seguito dalla partita casalinga che li vedrà sfidare il rinnovato XV inglese di Eddie Jones. Una possibilità potrebbe arrivare all’ultima giornata, contro un Galles in difficoltà a causa dei tanti infortuni e che magari si troverà provato da una serie di dure sconfitte. Ma si gioca a Cardiff, e a quel punto della competizione bisognerà inoltre verificare in quali condizioni l’Italia stessa viaggerà verso il Principality Stadium. Restando realisti, il primo obiettivo della nazionale italiana di rugby deve essere quello di tornare a mostrarsi credibile, come ribadito anche da Kieran Crowley. Per farlo, bisogna ridurre la distanza con le squadre avversarie, in termini di gioco e soprattutto di risultato: mantenere un gap entro i 10 punti, almeno in due delle cinque partite, sarebbe già un passo avanti cruciale, una spinta fondamentale verso lo sviluppo di un gruppo di giocatori giovani, che ha spazio tecnico per crescere.

We wish to thank the writer of this article for this outstanding web content

Guida all’Italia: i protagonisti e come giocherà

Debatepost