Kostic, l’ammazza-Barça che piaceva all’Inter: in estate può lasciare l’Eintracht

L’ex laziale è arrivato a espugnare il Camp Nou, il tempio sacro del Barcellona, con una doppietta che ha consentito ai tedeschi di passare in semifinale di Europa League

Una lunga, lunghissima, strada da percorrere. Filip Kostic però non si è mai fatto spaventare e, un passo dopo l’altro, ha raggiunto la meta. Partito dalla terza serie serba (con il Radnički Kragujevac, con cui ha giocato dai 12 fino ai 20 anni) è arrivato a espugnare il Camp Nou, il tempio sacro del Barcellona, con una doppietta. Non lo ha fatto con una grande del calcio mondiale, ma con l’Eintracht Francoforte: Kostic rappresenta in tutto e per tutto la working class. Come fosse il protagonista di uno dei racconti di Raymond Carver, Kostic a Barcellona ha vissuto l’acuto della propria carriera, fatta di sacrificio. Per arrivare a questi livelli, infatti, Kostic ha faticato a lungo, percorrendo chilometri e chilometri, in ogni partita giocata. In passato Kostic, specie nei mesi scorsi, ha provato a lasciare l’Eintracht per arrivare al grande calcio sfruttando qualche scorciatoia. La scorsa estate lo volevano Lazio e Inter (i nerazzurri ci hanno fatto un altro pensierino prima di prendere Gosens), ma alla fine è rimasto a Francoforte. Perché agli eroi della classe operaia le scorciatoie non si addicono. Al grande calcio Kostic arriva con l’Eintracht, con cui per la seconda volta in tre anni, ha raggiunta la semifinale di Europa League.

La storia

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Giovedì sera Kostic ha vissuto la notte perfetta. Di fronte a ben 25mila tifosi dell’Eintracht che sono riusciti a entrare al Camp Nou, ha steso il Barcellona con una doppietta, permettendo ai suoi di imporsi per 3-2. I riflettori erano tutti puntati su di lui, i tifosi dell’Eintracht ne hanno urlato il nome a squarciagola. E pensare che in estate i rapporti fra le parti erano ai minimi termini. Kostic aveva provato a forzare la cessione alla Lazio scioperando e disertando la trasferta della squadra a Bielefeld. La società lo ha multato (per 50mila euro), non ha accettato di svenderlo alla Lazio che ha provato a sfruttare l’occasione, e lo ha tenuto continuando a puntare su di lui. “Ho promesso ai tifosi che sarei tornato ancora più forte e motivato – ha spiegato Kostic una volta tornato in squadra -, indipendentemente da tutto. Devo fare il meglio per il club. Mantengo la mia parola. Non voglio tornare su quanto accaduto in passato, guardiamo avanti. Sono anche molto grato a mister Glasner: è molto impegnato nel proprio lavoro. Abbiamo parlato, si è mostrato comprensivo per quanto accaduto e per questo lo ringrazio”. Per farsi perdonare Kostic ha offerto una cena a tutta la squadra, e in campo è tornato il leader di sempre. Il destino non gli ha permesso di andare in club più ambiziosi come Lazio e Inter, e allora Kostic si è rimesso i panni del working class hero e ha raggiunto quegli stessi traguardi con un club più piccolo. Che non può che gratificarlo di più.

Sfumata l’Inter

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Sono anni che Piero Ausilio ha un debole per Kostic. Lo segue con attenzione, lo avrebbe portato all’Inter già in passato. In estate c’è stato un contatto, ma la trattativa non è decollata. A gennaio i nerazzurri ci hanno fatto un altro pensierino, ma si è improvvisamente aperta la pista Gosens, motivo per il quale in società si è deciso di virare sul tedesco. Anche a causa di qualche problema fisico però Gosens per il momento con l’Inter ha inciso poco, al contrario di Kostic che continua a trascinare l’Eintracht. Anche sul campo di uno dei club migliori al mondo. E quell’intuizione di Ausilio, mai diventata concreta, in serate come quelle di giovedì, diventa un rimpianto. Anche perché in estate, anche in caso di partenza di Perisic, e considerato l’acquisto di Gosens a gennaio, non è in programma un investimento così importante in quel ruolo.

Passato e futuro

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Arrivato in prima squadra a soli 17 anni, Kostic ha cominciato la propria carriera nella terza serie serba con il Radnički Kragujevac con cui in due anni conquistò due promozioni. A 19 anni lo prende il Groningen, in Olanda, dove resta per due stagioni. Lì hanno cominciato a paragonarlo a Robben per velocità e forza fisica che lo aiutano anche in fase difensiva, nella quale emerge per la bravura nei contrasti. Nel 2014, a 21 anni, passa in Germania, dove inizialmente fatica a imporsi: retrocede sia con lo Stoccarda che con l’Amburgo, prima di passare all’Eintracht con cui finalmente esplode. Dopo lo sciopero della scorsa estate è tornato a giocare nella gara di campionato contro lo Stoccarda. Quel giorno entrò a gara in corso, con lo stadio che gli ha dedicato una standing-ovation. Molti dei tifosi presenti indossavano la sua maglia, per dimostrargli fiducia e affetto nonostante le tensioni che c’erano state nei giorni precedenti. Lui, proprio come promesso, è tornato e ha messo a disposizione della squadra voglia di vincere e ambizione, andandosi a prendere un’altra standing-ovation, oltre che la qualificazione alla semifinale di Europa League, in uno degli stadi più affascinanti al mondo. Il Camp Nou era ai suoi piedi, come raramente succede a un rappresentante della classe operaia. Nel 2023 gli scadrà il contratto, motivo per il quale è probabile che in estate verrà ceduto. L’Inter nel frattempo ha preso Gosens, i rapporti fra Lazio e Eintracht, proprio per quanto accaduto la scorsa estate, non sono distesi. Tenterà nuovamente di passare a un club più ambizioso dell’Eintracht. Senza scorciatoie, perché Kostic al grande calcio ci è arrivato percorrendo la strada più lunga. Ci è arrivato da working class hero.

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Kostic, l’ammazza-Barça che piaceva all’Inter: in estate può lasciare l’Eintracht

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