Minì, il talento di domani: “Sogno la F1, Leclerc modello. E che fatica con la scuola…”

Gabriele Minì si racconta: dagli inizi con il kart insieme a papà Fabrizio, al titolo 2020 in F4 italiana e il sogno F1. Prima però c’è la Formula Regional: “La lotta Verstappen-Hamilton nel 2021? Tifavo Max…”

Lorenzo Pastuglia

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– Milano

L’amore per i motori scoppiato per caso, a due anni e mezzo, per quel kart che prima lo faceva piangere e poi sognare. Con il tempo, Gabriele Minì è cresciuto, passando dalle prove nei parcheggi vicino a casa con papà Fabrizio ai campionati europei, tanto da ottenere nel 2019 il secondo posto e il titolo di “Karting Rookie of the Year” nella categoria OK Fia. Con le monoposto è andata pure meglio, dato che subito, nel 2020, ha strappato la vittoria nel campionato di F4 italiana. Oggi, a soli 16 anni, ha già fatto tanta strada, e viaggia per la maggior parte dell’anno dalla sua Palermo ai principali circuiti d’Italia e Europa. Sempre pronto a lottare, nel 2022 lo aspetta una seconda battaglia in Formula Regional con la sua Art, dopo aver chiuso al settimo posto all’esordio nella categoria nel 2021.

Minì, nel 2020 subito la vittoria in F4 italiana, l’anno scorso il settimo posto al tuo debutto in Formula Regional. Che stagione è stata?

“Una stagione vissuta e fatta di momenti peggiori e migliori. E pensare che l’anno scorso eravamo subito partiti bene, tanto che nel secondo round in Catalogna, al Montmeló, sono finito sul podio. Ricordo la bellezza di guidare in un circuito come Spa, e fino a quel round abbiamo avuto sempre il potenziale per i primi tre posti, poi tra sfortuna e altro siamo rimasti più indietro. Per tutto l’anno ci siamo impegnati e non abbiamo mai smesso di lavorare”.

Le difficoltà avute nella seconda parte di stagione ti preoccupano per il 2022?

“No, perché penso che abbia appreso molto da questi momenti di difficoltà, di fatica, piuttosto che quando si vince”.

In cosa occorre migliorare quest’anno?

“In diverse cose, e io so già quali. Nel 2022 l’obiettivo è darci dentro per andare oltre i miei limiti e chiudere il gap che avevo l’anno scorso dai primi, voglio lottare per il titolo. Mi piacerebbe arrivare ai livelli del mio ex compagno di squadra in Art, Grégoire Saucy, che ha vinto in Formula Regional nel 2021 e da questa stagione è in F3: un riferimento che mi ha permesso di capire la categoria e crescere”.

Tra le difficoltà, non sarà neanche stato facile passare da una vettura di F4 a una di F3…

“In F4 un minimo errore ti può far perdere un decimo, se sbagli con una F3, invece, il gap che si crea è maggiore, dai due decimi a salire. Poi lo sforzo fisico, la gestione delle gomme, le frenate in curva grazie a freni più aderenti, i pochi test che facciamo per provare la vettura: è tutto più complicato”.

Quali round del campionato 2021 hanno fatto per te la differenza nel male e nel bene?

“Le gare in Catalogna rimarranno inevitabilmente dentro di me. Poi dico Zandvoort, dato che in Olanda avevamo una buona velocità sia in qualifica che in gara e ci siamo assicurati un secondo e terzo posto. Monte Carlo e Le Castellet i weekend neri. Nel Principato, durante la caccia alla pole ho fatto fatica, poi una volta che ho trovato l’assetto giusto sono rimasto imbottigliato nel traffico. Ho fatto troppi pochi punti in un weekend dove avevamo il potenziale per arrivare in top-5. Al Paul Ricard un’altra maledizione quando mi sono dovuto ritirare da secondo”.

Come nasce in te la passione per i motori?

“Grazie a mio padre Fabrizio. Quando avevo un anno, nel giorno del mio compleanno (il 20 marzo, ndr), mi regalò un kart 50 cc. Allora mi sembrava un giocattolo, e quando lo accesi per la prima volta piansi perché ero spaventato dal rumore. A due anni e mezzo, però, mi svegliai una mattina e dissi: ‘Papà, voglio riprovare a guidare il kart’. Prima tra i parcheggi, poi nelle piste più piccole, fino a salire di livello. Verso i quattro anni, quindi, è arrivato il momento delle prime gare: dai circuiti cittadini, ai campionati regionali, italiani, europei e mondiali”.

Provieni dalla Sicilia, ma al sud ci sono poche gare e campionati rispetto al centro-nord. È stato un problema nella tua crescita?

“Sì, ma grazie a mio padre ho potuto gareggiare in diverse competizioni meridionali, che mi hanno permesso di farmi notare anche altrove. Come la Coppa Centro-Sud, quella gara rappresenta uno dei momenti decisivi della mia carriera”.

Guardando alla F1, quali sono i tuoi idoli?

“Vedendo le gare di una volta, non posso che pensare ad Ayrton Senna. Ma ho un debole anche per i piloti della nuova generazione come Leclerc, Norris e Verstappen”.

Nomini Leclerc, quale caratteristica di lui apprezzi di più? Sainz l’hai visto bene al suo primo anno con la Ferrari?

“Penso che sia Sainz che Leclerc siano molto competitivi. Entrambi cercano di migliorare l’aspetto che l’altro ha fatto meglio in pista. Quest’anno Carlos era all’esordio in rosso ed è andato molto forte. Charles invece per me resta il punto di riferimento principale: ha talento e ho avuto la fortuna di conoscerlo dal vivo tra un Gran Premio e un altro, quando la F1 e la Formula Regional hanno corso negli stessi circuiti durante qualche weekend. In futuro mi piacerebbe che diventasse Campione del Mondo, ha la grande qualità di saper lavorare duramente e di riuscire a trasformare le cose da negative a positive in pista”.

Tra i giovani in F1 c’è anche George Russell, quest’anno al debutto in Mercedes al fianco di Hamilton.

“Un pilota che vedo molto forte sul giro secco, in gara penso che inizialmente soffrirà un po’ rispetto a piloti più esperti come Hamilton. Staremo a vedere con il cambio di regolamenti cosa potrà succedere”.

Cosa fa Minì nel tempo libero?

“Mi alleno, vado a scuola e poi tanto simulatore. Non è facile studiare e stare svariati giorni fuori per le gare. Quando torno dai circuiti in classe, devo sempre recuperare tutto”.

Più difficile studiare o prepararsi duramente per una corsa?

Ride. “Tutta la vita la prima. In gara c’è la passione che interviene, e quindi non c’è peso. A scuola è più una costrizione, la considero importante ma complicata da seguire. Oggi sono in quarto superiore, chissà come sarà quando arriveranno gli esami del quinto…”.

Come lavora un pilota fisicamente e mentalmente durante una settimana di gara?

“Cercando di mangiare bene sia a pranzo che a cena, alternando pasta e carne. Naturalmente nessun dolce, fast-food, gelati o cibi particolarmente grassi. Per allenarmi, inizio sempre con il simulatore la domenica precedente, studiando i punti di sorpasso nel circuito che dovrò affrontare. Poi il lunedì volo dalla mia Sicilia alla sede Art di Villeneuve-la-Guyard, in Francia, e continuo gli allenamenti sia fisici che al simulatore, dove con i miei uomini capisco i punti del tracciato nei quali migliorare. Virtualmente sono gli stessi che fanno la differenza in negativo durante il giro lanciato reale. Mercoledì quindi l’arrivo al circuito dove corro nel finesettimana, il track walk, le conferenze stampa, e si va in pista”.

Il duello Verstappen-Hamilton nel 2021 come l’hai seguito?

“Tifavo Max, perché almeno avremmo avuto un vincitore diverso dopo anni di vittorie di Hamilton. Max è stato maturo e l’ha vinto, sconfiggendo la sfortuna subita in alcuni GP di stagione, e approfittando quando la buona sorte era dalla sua parte”.

Il sogno del futuro si chiama F1?

“Ovvio, ma devo migliorare e lavorare tanto. Anche perché è il sogno di tutti i miei colleghi, quello di arrivare in F1. Magari con la Ferrari, sarebbe bellissimo un binomio pilota-team italiano. Ma non mi precludo nulla”.



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Minì, il talento di domani: “Sogno la F1, Leclerc modello. E che fatica con la scuola…”

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