Questi Spurs hanno un futuro. Ancora con Pop? Lui fa il misterioso…

Eliminata al play-in, San Antonio può costruire su una squadra giovane (24 anni di media), anche se il coach-santone resta vago: “In panchina la prossima stagione? Domanda inappropriata”

Stagione ambivalente, difficile da decifrare, quella degli Spurs. San Antonio esce al Play-In per il secondo anno consecutivo, stavolta contro New Orleans. Non gioca i playoff da tre stagioni di fila, non vince una serie di playoff dal 2017, in maglia neroargento c’era ancora Kawhi Leonard. Ma qualche segnale di miglioramento c’è stato: gli Spurs hanno completato la rivoluzione, la rotazione sul parquet contro i Pelicans era composta da tutti giocatori sotto i 30 anni. Di media i ragazzi, è il caso di dirlo, di Coach Popovich, ne hanno poco più di 24. E a inizio stagione vederli al Play-in sarebbe stato valutato da tanti come un successo. Certo però che il 34-49 di record finale riporta tutti alla realtà: c’è ancora tanto da lavorare, i texani non erano già in vacanza solo grazie a una formula tanto generosa quanto discutibile. Ma almeno hanno una dimensione più definita adesso: Murray, chiamato (con benevolenza) all’All Star Game è un progetto di uomo franchigia, Keldon Johnson quello di secondo tenore. Pop a 73 anni sarà ancora l’uomo adatto per svilupparne i talenti? Lui fa il misterioso…

Le parole di Pop

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“Se tornerò ad allenare anche nella prossima stagione? Domanda inappropriata”. Tanto per cambiare decide lui quali sono gli interrogativi giusti e quelli “sbagliati” dei cronisti, un classico del suo rapporto di carriera con i media. Le cose vanno meglio quando si tratta di parlare della sua squadra: “Non abbiamo mollato, oggi come per tutta la stagione. Ma non siamo stati abbastanza fisici per vincere la partita. Grande lezione per questi ragazzi, li sto vedendo crescere individualmente e come gruppo, è un piacere per un allenatore. Murray (pessimo, 5/19 dal campo ndr)? Continuerà a crescere. Useremo le scelte al Draft, certo. Se ne sono eccitato? Beh, dipende da chi riusciremo a chiamare…”.

Murray

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Il 25enne esterno di Seattle, oltre 21 punti, 8 rimbalzi e 9 assist di media in stagione regolare, filosofeggia post partita, dopo averla toppata in modo fragoroso: “Prendi il buono e il cattivo da una gara così, non abbiamo tirato bene, io per primo, ma siamo comunque rimasti in partita. Siamo migliorati personalmente e come squadra, ma non fare i playoff resta un fallimento, per me. Sono stanco di vedere i playoff da casa. Il mio prossimo passo avanti? Migliorare in tutto, come sempre, anno dopo anno. È un gioco di squadra. No, non mi preoccupo delle decisioni della franchigia, mi fido della dirigenza. Il mio futuro e quello di Pop? È un business, io controllo quel che possono controllare. Può succedere di tutto in Nba, spero lui torni ad allenarci, è sempre stato contento di venire a lavorare con noi durante la stagione”.

Futuro

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L’impressione è che agli Spurs manchi ancora il campione, il futuro uomo franchigia, per poter competere davvero. Ma che la tavola sia stata apparecchiata in stile Speroni: molti ragazzi svegli dentro e fuori dal campo, più interessati a provare a vincere le partite che ad accatastare statistiche personali. Vassell è tiratore di qualità, Primo a 19 anni, pur acerbissimo, è partito titolare al Play-In, Ginobili sta lavorando su Walker per far diventare super prestazioni quel clamoroso potenziale atletico, Poeltl è l’antitesi dell’eleganza, ma è solido come l’acciaio. Certo, Murray somiglia più a un secondo violino e il tuttofare Johnson a un terzo: rispetto ai loro ruoli attuali ci sarebbe da scalare di un gradino in un mondo ideale e quindi gli Spurs devono pescare il jolly al Draft una volta di più, specialità di casa Buford, ma le fondamenta per una ripartenza sembrano essere state messe. Sapremo presto se l’architetto sarà ancora Pop.

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Questi Spurs hanno un futuro. Ancora con Pop? Lui fa il misterioso…

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