Rugby: per l’Italia terza sconfitta. Le interviste

Rammarico, volti scuri e poca voglia di parlare per le Azzurre dopo la terza sconfitta del torneo. In Irlanda, non è ancora arrivato un successo e la squadra ha subito un’autentica rivoluzione a poche ore dal calcio d’inizio a causa di alcuni casi di positività riscontrati all’ultimo, ma a preoccupare resta soprattutto la prestazione e una squadra apparsa lontano ricordo di quella brillante ammirata nelle ultime stagioni

Il sentimento più evidente che traspare dopo la sconfitta contro l’Irlanda per 29-8 alla terza giornata del torneo Sei Nazioni femminile, in casa azzurra, è senz’ombra di dubbio l’amarezza. Una prova opaca da parte di Manuela Furlan e compagne, letteralmente surclassate da una squadra di casa tutt’altro che trascendentale in questo periodo, già sconfitta da Galles e Francia. La sensazione, poi, è che molte delle ragazze stiano rendendo meno di quanto fatto nelle stagioni recenti e da parte dell’Italia ci si inizia a porre qualche quesito.

Futuro incerto

Se, dopo la performance contro l’Irlanda, appare sempre più improbabile riuscire ad ottenere punti all’ultima giornata in trasferta a Cardiff contro un Galles rinvigorito dai primi contratti centralizzati, assolutamente da non fallire sarà la prossima partita casalinga, sabato 23 a Parma, contro la Scozia. Formazione highlanders che, a dispetto dei risultati, ha comunque fornito prove incoraggianti e di crescita, compresa l’ultima contro la Francia, persa 8-28 ma mettendo a tratti in difficoltà le transalpine e chiudendo la seconda frazione con un parziale di 5-0 a favore, con la meta di Chloe Rollie. Insomma, permangono per l’Italia tanti interrogativi e i cambi all’ultimo causa positività Covid possono essere un’attenuante solo parziale.

Le parole del tecnico

“Dobbiamo riflettere profondamente sulla nostra prestazione, sia a livello individuale che di squadra – ha dichiarato un molto deluso Andrea Di Giandomenico -. Non è accettabile come ci siamo comportati sul campo. Non cerchiamo alibi, il lavoro è l’unica risposta per ripartire, prima di tutto a livello mentale. Le stesse atlete hanno sempre dimostrato di giocare un buon rugby: è necessario che ritroviamo il nostro gioco”.

Mancanza di precisione

“Di positivo credo ci sia l’opportunità di avere ancora due partite da giocare – le parole del centro e mediano di apertura, Beatrice Rigoni -, e quindi la consapevolezza di poter ripartire ancora una volta. Credo che in generale dobbiamo essere molto più precise, abbiamo davvero fatto troppi errori e questo ci ha portato ad ‘incartarci’. Abbiamo uno stile di gioco che si basa appunto sull’essere precise e quando non riusciamo a farlo, ci complichiamo la vita”.

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