Giammarioli, futuro ai Worcester Warriors: “La Nazionale? Non è un problema”

Il terza linea classe ’95 dopo 5 anni alle Zebre si trasferirà in inghilterra. L’azzurro è l’ultimo di una lunga serie di italiani che tra il 2021 e il 2022

Francesco Palma

Un altro biglietto per l’Inghilterra: a staccarlo è Renato Giammarioli, terza linea classe ’95 che dopo 5 anni alle Zebre si trasferirà ai Worcester Warriors. L’azzurro (5 presenze per lui in Nazionale) è l’ultimo di una lunga serie di italiani che tra il 2021 e il 2022 ha deciso di tentare un’esperienza all’estero. Nel cuore la voglia di alzare ulteriormente l’asticella, in testa la volontà di riconquistare la maglia azzurra in un ruolo dove c’è tantissima concorrenza, dopo aver imparato ad elaborare le delusioni per diventare ancora più forte. Prima, però, bisogna guarire da un infortunio al polso: “Il recupero procede bene. Toglierò i punti e poi dovrò tenere il tutore per 1-2 settimane”.

Quando ha saputo dell’interesse di Worcester?

“Con le Zebre abbiamo giocato contro di loro a gennaio, in Challenge Cup, e lì hanno manifestato il loro interesse. Poi si sono fatti risentire verso metà febbraio chiedendomi se fossi interessato all’idea di trasferirmi lì: ci ho pensato una settimana e ho detto di sì”.

Aveva un contratto con le Zebre fino al 2023, come si è svolta la trattativa?

“Ho scelto di fare questa esperienza per provare a vivere un altro rugby. Le Zebre mi avevano proposto di restare a Parma, ma ho preferito tentare una nuova avventura per crescere ulteriormente dal punto di vista professionale. I Warriors hanno pagato la clausola rescissoria del contratto e le Zebre non hanno messo nessun paletto sulla mia uscita. Avevo già avuto una proposta da un’altra squadra quando avevo 23 anni. Non era un buon momento, mi ero appena operato alla spalla e non me la sentivo di andare all’estero in una fase così delicata della mia carriera. Questa volta però non volevo perdere il treno, sono molto contento di aver fatto questa scelta”.

Sono tanti gli italiani che hanno deciso di andare all’estero ultimamente. È la scelta migliore?

“Per i ragazzi che tentano questa esperienza credo sia la cosa migliore: si tratta di conoscere un’altra cultura e un altro rugby. Personalmente mi sentivo come se avessi raggiunto il massimo del mio miglioramento qui in Italia, quindi ho voluto provare ad alzare ulteriormente l’asticella”.

I Warriors le hanno imposto delle limitazioni riguardo l’attività internazionale?

“No, anzi. La prima cosa che la società mi ha detto è stata che vogliono mettermi nelle migliori condizioni di performare al massimo sia in Premiership che in Nazionale. Per loro è un grande orgoglio avere un giocatore che veste la maglia di una Nazionale”.

Quindi non è vero che agli italiani all’estero viene imposto di lasciare la Nazionale?

“Credo dipenda dal tipo di contratto che si fa. Ci sono alcuni che magari dicono “mi servi tutto l’anno, quindi ti prendiamo se rinunci alla Nazionale”, ma non è il mio caso. Non ho avuto nessuna limitazione”.

In che modo si coordinerà con lo staff azzurro ora che è all’estero?

“Penso non cambierà nulla rispetto a prima, se avranno delle comunicazioni mi chiameranno al telefono. Sono in buoni rapporti con Moretti, l’allenatore degli avanti, quindi da questo punto di vista non dovrebbero esserci problemi”.

Con l’azzurro ha avuto un rapporto un po’ complicato: 5 presenze (la prima nel 2018, l’ultima lo scorso novembre, ndr) spalmate in tanti anni…

“Sono stato chiamato in concomitanza con i miei migliori momenti di forma, poi ho avuto anche un po’ di sfortuna, principalmente con gli infortuni. La terza linea è un ruolo in cui c’è grande concorrenza: ci sono 10-12 giocatori di qualità, per cui alla fine diventa anche una questione di scelte tecniche e personali. La scelta di andare all’estero deriva anche dalla volontà di confermarmi a livello internazionale e di far vedere chi sono”.

Come ha vissuto i lunghi periodi di assenza dalla Nazionale?

“Quando avevo 21-22 anni e non venivo convocato ci rimanevo molto male, ne risentiva anche la mia vita privata. Poi col passare del tempo e accumulando esperienza ho un po’ cambiato prospettiva: alla fine ho sempre dato il massimo, per cui sono in pace con me stesso e ho smesso di viverla così male. Credo di aver fatto 5 anni di buon livello alle Zebre, per cui ce l’ho messa tutta e sono con la coscienza a posto”.

Cosa pensa del processo di rinnovamento delle Zebre? Che legame manterrà con loro?

“Mi hanno fatto diventare quello che sono, sia come giocatore che come uomo. Leggere certe cose sui giornali o sui social fa male: mi riferisco a chi dice che le Zebre non dovrebbero esistere, a chi attacca i giocatori. Sono cose che colpiscono. I giocatori ci mettono anima e cuore per andare in campo e cercare di vincere, purtroppo quest’anno è stata dura, abbiamo avuto tanti problemi con il Covid e non siamo mai entrati del tutto in forma. L’anno prossimo, con più continuità e con questi cambiamenti la squadra tornerà al livello che aveva quando sono arrivato io”.

Il giovane più promettente di queste nuove Zebre?

“Gesi è una buonissima ala, lo sta dimostrando e sta giocando bene. Così come Neculai ha ottimi prospetti di crescita. Alla fine il livello dei giovani in Italia è alto: bisogna spronarli a dare il massimo, come sono riusciti a fare con me”.

Domanda secca: la partita a cui è più legato?

“Italia-All Blacks dello scorso novembre”.

La partita che avrebbe voluto giocare?

“La vittoria dell’Italia a Cardiff”.

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Giammarioli, futuro ai Worcester Warriors: “La Nazionale? Non è un problema”

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