L’impresa azzurra della Davis ’76 diventa una serie: “Così si ricorda una vittoria dimenticata”

Arriva “Una squadra”, per tre giorni di anteprima in sala e dal 14 maggio su Sky. Panatta, Barazzutti, Bertolucci, Zugarelli e capitan Pietrangeli raccontano tutto dei loro anni d’oro, senza dimenticare l’attualità: “Tenere fuori i russi da Wimbledon è una forma di razzismo”

Una serie spassosissima, piena di retroscena inediti, in cui le voci dei grandi campioni della Davis del ‘76 – Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e il loro capitano Nicola Pietrangeli – si alternano ad immagini dell’epoca e soprattutto a risatine, volti accigliati, provocazioni. “Una squadra”, la serie firmata da Domenico Procacci in onda su Sky, che lo produce con Fandango, dal 14 maggio e anticipata al cinema da un’anteprima di 90 minuti, è davvero tutta da godere, che si ami il tennis o meno.

La vittoria dimenticata

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“Grazie a quest’idea di Procacci siamo di nuovo una squadra”, dice Barazzutti. E Panatta: “Ci ha rimessi insieme dopo anni, anche perché non ci sono state molte occasioni per celebrare quella vittoria di Santiago del Cile”. Una vittoria discussa, il Cile era nelle mani di Pinochet e dall’Italia in molti ritenevano sbagliato partire: “Avevano preso posizione molti intellettuali, da Fo a Franca Rame e Modugno, influenzando l’opinione pubblica. Per questo a quel nostro grande successo non fu mai dato spazio, neanche negli anni successivi”, dice ancora Panatta. E Barazzutti: “Tutti i tornei più importanti celebrano i loro campioni, Roma non lo ha mai fatto. Sarebbe bello ricevere un invito, avere uno spazio per ricordare quell’impresa, così che anche i giovani possano conoscerla e riconoscerla per quel che è stata”.

Sport e politica

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La politica che si intreccia allo sport. Un tema caldo anche oggi, con Wimbledon che ha estromesso gli atleti russi e bielorussi. Qui Panatta sbotta: “È una cosa indegna. Potrei capire se fosse la Davis o le Olimpiadi dove si rappresenta ufficialmente il proprio paese. Ma questa è una forma di razzismo. Dicono che se vince un tennista russo la famiglia reale sarebbe imbarazzata a premiarlo. Eh, ce ne faremo una ragione… Oltretutto nei grandi tornei come anche al Roland Garros o a Roma c’è sempre un ex campione a premiare: se avessi vinto Wimbledon sarei stato più felice di essere premiato da Rod Laver che non dalla duchessa di Kent”. Lo segue Bertolucci, agganciandosi all’ipotesi che i russi manchino anche dagli Internazionali d’Italia: “Togliere i punti? Sarebbe una buffonata. Il problema grosso lo ha creato l’Inghilterra, ma è il Cio che sovrintende anche sul Coni che deve decidere. Se così fosse non dovrebbero giocare nemmeno a Madrid”. Interviene Barazzutti: “La politica inizi a pensare al valore della coerenza: il governo che ora chiede di non far giocare i russi e poi continua a comprare il gas di Mosca mi ricorda quello che ci chiedeva di non andare in Cile continuando ad avere rapporti commerciali con quello stesso paese. Sarebbe molto più efficace mandare messaggi dal campo, come l’inno ucraino, contro l’orribile invasione russa”. E Panatta chiude: “Se giocassi oggi a Roma scenderei in campo con la maglia azzurra e gialla”. Del resto lui e Bertolucci avevano scelto la famosa maglietta rossa per il doppio contro il Cile: “Ma guarda caso non se ne accorse nessuno. Per 35 anni…”.

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