Musetti il rilancio parte dalla Davis. Il coach: “Un acceleratore di maturità”

Dopo mesi di difficoltà, il 20enne ha regalato all’Italia il passaggio del turno. Il tecnico Tartarini: “Ora ha capito che è al livello degli altri. Una tappa decisiva nel suo percorso”

Una responsabilità che avrebbe potuto schiacciare chiunque, figurarsi un 20enne (ha festeggiato il compleanno il 3 marzo in ritiro con l’Italia) alla prima partita ufficiale con la maglia azzurra. Dentro o fuori, tutto o niente, Lorenzo Musetti ha messo in campo tutto il coraggio e il cuore, quello che si è tatuato sul braccio, insieme alla racchetta, l’altro ingrediente della sua vita. Il cuore, quello spezzato in estate per la rottura con la ragazza, la racchetta, che negli ultimi mesi, a parte il lampo di soddisfazione nei quarti di finale di Rotterdam, gli stava dando meno gioie di quanto non meritasse.

Ora Lorenzo si è preso la sua rivincita tutta insieme, festeggiato dalla squadra che ha superato il turno grazie a due 20enni. Una spinta che potrebbe essere decisiva per il resto della stagione, un booster di fiducia e consapevolezza che nelle prossime settimane, in attesa della terra rossa, lo aiuterà a credere di più in se stesso al di là della classifica. L’unico abbraccio che non ha potuto ricevere è stato quello di Simone Tartarini, il coach che l’ha cresciuto e con cui ha appuntamento stamattina all’aeroporto di Francoforte, direzione Indian Wells.

“L’ho vissuta con tanta angoscia e ansia – racconta Tartarini poco prima di partire per il 1000 californiano -. Era la prima volta che non seguivo Lorenzo in un torneo, ma inizialmente non era previsto che giocasse, era riserva e io avevo bisogno di fermarmi qualche giorno dopo due mesi in giro e prima della lunga stagione tra Usa e terra rossa”. Una telefonata poco prima di entrare negli spogliatoi: “Lui era tranquillo, molto più di me – racconta il tecnico spezzino -. Capiva e sentiva la pressione, ma è entrato concentrato ed è stato bravissimo, ha vinto una partita non facile, con un avversario tosto. Dopo aver perso il primo set è stato bravissimo a riprendere in mano la partita”.

La festa, l’abbraccio dei ragazzi azzurri lo ha ripagato di tutte le sofferenze degli ultimi mesi: “Ha capito di essere come gli altri, al loro livello. Mi ha chiamato subito dopo, senza voce per le urla di gioia. Ancora quasi incredulo della portata della sua impresa. Mi ha solo detto ‘sono sfatto, dormirò per tutto il viaggio fino a Indian Wells'”. Dopo l’ennesima influenza, a Doha, poche settimane fa, l’umore era un po’ sotto le scarpe, soprattutto dopo aver pescato Djokovic al 1° turno a Dubai, nel rientro ufficiale sul circuito dopo l’espulsione dall’Australia. Ma questa vittoria è meglio di mille tachipirine: “Avevamo detto che ci sarebbe servita un po’ di fortuna – continua Tartarini – ma stavolta la fortuna non c’entra niente. È stato bravissimo, ha giocato la partita giusta al momento giusto. Ha messo in campo le sue capacità, anche la tenuta mentale. Ovviamente non è che adesso andiamo in America e vince tutto, ma speriamo che sia un altro mattone importante nella sua costruzione come giocatore. È un percorso lungo e questa è una tappa importante che resterà per sempre nella sua vita. Un acceleratore di maturità”.

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Musetti il rilancio parte dalla Davis. Il coach: “Un acceleratore di maturità”

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