Tra Usa e Russia la «guerra dell’informazione» è già in corso: la strategia di Biden

di Giuseppe Sarcina

Il presidente degli Stati Uniti divulga spesso i rapporti degli 007: dice di sapere non solo «che Putin attaccherà» ma anche quando. Una strategia che rischia di lasciare gli Usa sovraesposti

Una guerra, quella dell’informazione, è già cominciata. Il governo americano ha deciso non solo di contrastare punto su punto la propaganda putiniana, ma anche di costruire, come si usa dire, la «narrativa» della crisi ucraina. La Casa Bianca ha deciso di diffondere, ormai quasi quotidianamente, i rapporti dell’intelligence che, per definizione, dovrebbero essere segreti. E il primo a esporsi è il presidente degli Stati Uniti. Da qualche giorno, Joe Biden si presenta davanti alle telecamere per «aggiornare» il mondo e gli americani sulle mosse di Putin. L’ultima volta, venerdì 18 febbraio, ha dichiarato «di avere solide notizie fornite dai servizi segreti per credere che Putin abbia già deciso di invadere l’Ucraina». Non solo. Il presidente è entrato nei dettagli, svelando i piani dei russi: «Abbiamo ragione di ritenere che attaccheranno Kiev».

Nelle ultime settimane, Biden, il Segretario di Stato Antony Blinken e il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan hanno comunicato, praticamente in presa diretta, come procedevano i preparativi di Mosca. «Hanno ammassato 100 mila soldati»; «Adesso sono 130 mila»; «Sono arrivati a 190 mila». Inoltre gli americani, talvolta con la sponda dei britannici, hanno preventivamente rivelato i piani delle maskirovka, le operazioni mascherate russe. In questo caso i progetti per falsi attentati o addirittura finti attacchi chimici da attribuire a Kiev e da usare, quindi, come pretesto per lanciare l’offensiva. L’Amministrazione è convinta che la «strategia della trasparenza» possa dare risultati concreti sul campo e benefici politici per Biden.

Il flusso costante dei dettagli, nelle intenzioni della Casa Bianca, dovrebbe annullare l’effetto sorpresa sul terreno. È un segnale rivolto ai vertici militari russi: vediamo e sappiamo tutto ciò che state apparecchiando. Da qui la valorizzazione delle immagini satellitari riprese alla frontiera; la meticolosa spiegazione sul posizionamento delle truppe, sulle caratteristiche degli ordigni schierati e così via. Sarà questa, in caso di aggressione, la base materiale con cui provare la responsabilità diretta di Putin, fino a trasformarlo, come ha detto Blinken al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in un «paria» della comunità internazionale. Davanti all’ evidenza, davanti alle prove esibite in tempo reale, dovrebbe essere più semplice compattare gli alleati e, forse anche altri Paesi, nel momento in cui bisognerà punire il presidente russo.

Ma c’è anche una considerazione più interna alla politica americana. Joe Biden non ha cercato questo conflitto. Il suo obiettivo originario era «stabilizzare» il rapporto con Mosca. Ora si trova invischiato in uno scontro potenzialmente devastante. Il presidente sta ancora cercando di riassorbire il danno politico e reputazionale causato dal disastroso ritiro dall’Afghanistan. L’ultima cosa che può permettersi è di essere accusato di negligenza, di scarsa reattività o di debolezza davanti alla «minaccia» di Putin. Ecco allora che il pressing mediatico fatto di annunci e di avvertimenti serve anche per dimostrare all’opinione pubblica americana che il presidente «c’è» e si sta muovendo «con determinazione». Anche questa linea, però, comporta dei rischi. Certamente espone gli agenti dei servizi segreti, le loro fonti, i loro informatori sul terreno. Ma può suscitare allarmismo, se non «panico», come contesta il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky.

L’esempio più vistoso è quello dell’«ora X». Gli americani sono sicuri che Putin sconfinerà. Non solo, dicono di sapere anche quando succederà. Prima è spuntato il 16 febbraio, una data individuata dalla Cia e fatta filtrare informalmente sui media americani. Poi, Sullivan ha dichiarato in un briefing con i giornalisti che i russi violeranno le frontiere «prima che finiscano le Olimpiadi». Oggi, domenica 20 febbraio, a Pechino si ammaina la bandiera olimpica. Sarebbe, quindi, l’ultimo giorno utile, stando al pronostico del Consigliere per la sicurezza nazionale. È fin troppo facile osservare come i falsi allarmi possano diventare controproducenti, se non pericolosi, come aggiunge Zelensky.

C’è ancora un’altra possibile controindicazione. Biden si è spinto ad annunciare con largo anticipo quali saranno le sanzioni contro l’economia russa. All’inizio di febbraio, il presidente diceva che il modo migliore per colpire Putin fosse tagliare o comunque colpire duramente l’export di gas russo. Biden sosteneva che su questo ci fosse un largo accordo tra gli alleati. Ma non era così. Al contrario, proprio in quei giorni era in corso un negoziato complesso. Oggi, stando a quanto dichiarato dalla vice presidente Kamala Harris
a Monaco, l’embargo del gas non figura tra le restrizioni. In questo caso anticipare l’esito della trattativa potrebbe rivelarsi un errore. Putin potrebbe sfruttarlo per provare a scompaginare il fronte europeo.

20 febbraio 2022 (modifica il 20 febbraio 2022 | 20:41)

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Tra Usa e Russia la «guerra dell’informazione» è già in corso: la strategia di Biden

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