Ucraina, stasera le nuove sanzioni Ue alla Russia. Europarlamento: subito stop a gas di Mosca

Si terrà venerdì 8 aprile l’incontro tra il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che andrà a Kiev con l’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell. È slittata intanto alle 18 di stasera l’attesa approvazione del quinto pacchetto di sanzioni: possibile il rinvio dell’embargo sul carbone. Nel frattempo il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione di maggioranza che chiede più sanzioni contro la Russia, compresi «un totale e immediato embargo su gas, petrolio e carboni russi» e «l’abbandono dell’utilizzo dei gasdotti Nordstream 1 e 2».

Negli Usa, il Senato ha votato una legge per sospendere le normali relazioni commerciali tra Stati Uniti e Russia, misura annunciata dal presidente Joe Biden e già approvata dalla Camera a metà marzo. Al voto anche il divieto alle importazioni di energia dalla Russia, che ratificherà l’ordine esecutivo dato da Biden sempre a marzo per bloccare l’import di petrolio, gnl e carbone russi.

Da Usa e Nato altre armi. Mosca: non contribuirà ai colloqui

Sul versante diplomatico si registra anche il discorso al Consiglio Atlantico del ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba che ha ribadito le «tre richieste» all’Occidente: «armi, armi, armi». Lo stesso Zelensky ha insistito per sanzioni più decise contro Mosca. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, in risposta, ha promesso «sistemi anti-aerei, anti carro ma anche armi più pesanti». E il Senato Usa ha approvato all’unanimità il «Lend lease Act», una legge già usata contro Hitler per inviare più mezzi militari e armi in minor tempo all’Ucraina riducendo la burocrazia. Il Cremlino commenta: non contribuirà al successo dei colloqui con Kiev, sui quali, peraltro, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov dice che lì’Ucraina ha cambiato posizione rispetto ai negoziati che si sono svolti a Istanbul.

G7, gravi conseguenze se Mosca userà armi nucleari

Il pressing degli organismi internazionali nei confronti della Russia può contare anche sul G7, riunito a Bruxelles sotto forma di plenaria dei ministri degli Esteri. “Qualsiasi uso da parte della Russia di un’arma nucleare o chimiche sarebbe inaccettabile e comporterebbe gravi conseguenze”, si legge nella dichiarazione conclusiva, che auspica anche la sospensione immediata della Russia dal Consiglio Onu per i diritti umani. “Qualsiasi uso da parte della Russia di un’arma del genere sarebbe inaccettabile e comporterebbe gravi conseguenze. Condanniamo le affermazioni infondate e le false accuse della Russia contro l’Ucraina, un membro della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche e della Convenzione sulle armi chimiche che rispetta i suoi obblighi verso questi trattati. Esprimiamo preoccupazione per altri paesi e attori che hanno amplificato la campagna di disinformazione della Russia”, si sottolinea.

Riprende l’offensiva su Mariupol

Emergono intanto nuove atrocità in Ucraina. Il sindaco di Irpin Alexander Markushin ha affermato che i russi in città hanno prima sparato alle persone e poi sono passati sui corpi con i carri armati: «Abbiamo dovuto raccogliere i resti con le pale». È ripresa intanto l’offensiva russa a Mariupol, anche se i separatisti filo-russi oggi hanno ammesso che prendere il controllo della città “richiederà tempo”. I combattimenti si concentrano sul sito di una vasta zona industriale siderurgica e nel porto, ha reso noto Eduard Basurin, rappresentante delle forze separatiste di Donetsk. I separatisti stimano che a Mariupol stiano combattendo “3.000 o 3.500” membri delle forze ucraine, ma che anche un numero imprecisato di abitanti abbia preso le armi. “Quindi il numero totale potrebbe essere molto più grande”, ha detto. E nel centro della città sono rimaste sacche di resistenza.

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